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- Lasagna vegana con zucca, spinaci e funghi
- Avocado e lime raw cake
- Quiche Vegana con piselli, funghi e peperoni rossi
- Gnocchi di Yam con sugo di peperoni e olive nere
- Raw Cake ai frutti di bosco
- Curry di gamberi e cocco, con riso basmati al cumino
- Barrette energetiche alle prugne e fichi
- Omelette di farina di ceci
- Cavolo al curry
- Banga Soup
- Hot Cross Buns al cioccolato
- Zuppa di pomodori e peperoni rossi
- Pane tradizionale Irlandese
- Falafel al forno con salsina allo yogurt
- Guinness cake con frosting al burro di arachidi
- Un salto a Sud
- Babouches aux cacahuètes
- Torta al caffè con crema al caffè
- Jam filled buns
- Risotto al baccalá al profumo di zafferano
- Ciabatta arrotolata ripiena
- Torta meringata di barbabietole e cioccolato
- Panini a lievitazione naturale
- Torta di ricotta con gocce di cioccolato
- Calzoncelli dolci ai ceci
La mia mini vacanza milanese (ueeee) é trascorsa fin troppo in fretta. Si sa, le cose belle, durano poco. Cinque giorni di intenso dormiveglia, più veglia che dormi. Ho finalmente goduto di un po di sano caldo, qualche litro di pioggia tanto per gradire e non perdere labitudine. Sono tornata a casa con il ritmo di un bambino di 11 mesi. Vado a letto alle 9.30, mi sveglio alle 2, mi riaddormento fino alle 5 e cerco di riaddormentarmi finché non é ora di alzarmi intorno alle 7. Mammaaaaaaaaaa che mal di testa! Inutile dire che avevo lasciato Londra con primavera inoltrata e lho ritrovata in avanzato stato autunnale.
Cosa ho mangiato a Milano? Il solito. Orecchiette e cime di rape. Ovunque si vada, noi si resta una famiglia pugliese, sia che ci si trapianti a Milano che in Zimbabwe. Lolio ce lo portiamo dietro persino in capo al mondo, così come mandorle, fichi secchi e marmellate fatte in casa. E stato un po come stare di nuovo tutti al mare, tranne che a Milano il mare non lhanno ancora messo.
Al ritorno, un po di insano detox con una finta lasagna, tutta vegana. Le butternut squash le adoro da sempre perché si trovano in qualsiasi periodo dellanno, che poi qui a Londra é praticamente lo stesso periodo dellanno visto che esiste una stagione (e forse) e mezza. Semplicissima, non cé neanche bisogno di tante spiegazioni, ma tantè che eccole!
INGREDIENTI
1 butternut squash
1 busta di foglie di spinaci
1 manciata di funghi champignon
1 manciata di mandorle grattugiate (o farina di mandorle)
sale quanto basta
INGREDIENTI PER LA BESCIAMELLA VEGANA
500ml di latte di soia
50gr di farina bianca
40ml di olio di semi di girasole
1 pizzico di sale
1 pizzico di noce moscata
Lavate la butternut squash e tagliatela a fettina spesse qualche millimetro. Eliminate i semi interni ma lasciate la buccia se vi piace. Tagliate a fettine i funghi champignon e mettete da parte. Preparate la besciamella riscaldando leggermente lolio. Toglietelo dalla fiamma ed aggiungete subito la farina mescolando vigorosamente fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete il latte precedentemente riscaldato, il sale e la noce moscata. Riportate sul fuoco e lasciate cuocere fino a quando non avrete ottenuto una cremina omogenea non troppo densa.
Prendete una pirofila da forno e cospargete un paio di cucchiai di besciamella sul fondo. Disponete uno strato di zucca, poi gli spinaci, uno strato di funghi e la besciamella. Salate i vari strati a piacere. Finite con uno strato di zucca, una spolverata di mandorle grattugiate ed un filo dolio. Infornate a 200C per una ventina di minuti o fino a quando non avrete ottenuto una leggera doratura. Servite subito!
VEGAN LASAGNA WITH SQUASH, SPINACH AND MUSHROOMS
INGREDIENTS
1 butternut squash
1 bag of spinach leaves
1 handful of mushrooms
1 handful of grated almonds (or almond flour)
salt to taste
INGREDIENTS FOR THE VEGAN BESCIAMELLE
500ml soy milk
50gr white flour
40ml sunflower oil
1 pinch salt
1 pinch nutmeg
Wash the butternut squash and cut it into slices a few millimeters thick. Get rid of the seeds but leave the skin if you like. Slice the mushrooms and set aside. Prepare the sauce by heating the oil slightly. Remove it from the heat and add the flour, stirring vigorously until the mixture is smooth. Add the milk previously heated, salt and nutmeg. Bring on the heat and simmer until you obtain a smooth but not too thick creamy sauce. Take a baking dish and spread a couple of tablespoons of sauce to the bottom of the pan. Place a layer of squash, then the spinach, a layer of mushrooms and sauce. Add salt to taste the different layers. Finish with a layer of pumpkin, a sprinkling of grated almonds and a drizzle of olive oil. Bake at 200C for about 20 minutes or until a light golden brown crust forms. Serve immediately!
INGREDIENTI PER LA BASE
100gr di datteri snocciolati
50gr di cocco
40ml di olio di cocco
20ml di nettare di agave
INGREDIENTI PER IL RIPIENO
2 avocado
40gr di olio di cocco
40ml di nettare di agave
1/2 cucchiaino di essenza di vaniglia
1 pizzico di sale marino
il succo e la scorza di un lime
Preparate la base mixando tutti gli ingredienti per qualche minuto fino a quando non avrete ottenuto un composto omogeneo. Versate in una teglia con il fondo estraibile di circa 10cm. Livellate bene con una spatola per ottenere uno strato omogeneo.
Preparate il ripieno mixando tutti gli ingredienti e versate sulla base livellando bene. Ripetete loperazione per ottenere un terzo e quarto strato. Mettete a riposare in freezer per unora poi conservate in frigo. Togliete dal frigo una mezzoretta prima di servire. Decorate a piacere con pezzetti di cocco o frutta fresca.
AVOCADO AND LIME RAW CAKE
INGREDIENTS FOR THE BASE
100gr pitted dates
50gr shredded coconut
40ml coconut oil
20ml agave nectar
INGREDIENTS FOR THE FILLING
2 avocado
40ml coconut oil
40ml agave nectar
1/2 tsp vanilla extract
1 pinch sea salt
juice and rinds of 1 lime
Prepare the base by mixing all the ingredients for a few minutes until you get a smooth mixture. Pour into a 10cm pan with a removable lid. Level with a spatula to get an even layer.
Prepare the filling by mixing all the ingredients and pour over the base. Repeat step 1 and 2 to get a second layer. Put to cake in the freezer for an hour then move it into the fridge and get it out half an hour before serving. Decorate as desired with shredded coconut or fresh fruit.
Che ci crediate o no, io la parola "quiche" lho sempre pronunciata come "quicke". Nonostante i miei 5 anni di francese scolastico, questa parola deve essermi proprio sfuggita ed infatti nella mia ignoranza ho fatto molto in fretta ad inglesizzarla. E dire che allepoca con il francese era anche bravina mentre il suono della lingua inglese lo detestavo parecchio perché mi sembrava troppo "duro", molto meno delicato e suadente del francese. Oggi ho cambiato totalmente opinione e della francese che era in me é rimasto veramente poco, praticamente niente. Laccento non lo comprendo quasi più, mentre di quello inglese penso che... va beh lasciamo perdere, altrimenti la Regina Betty mi scomunica dal Regno Unito e mi rispedisce dritta dritta a Bettystown, appunto. Per carità!
Giusto per curiosità personale sono andata a capire che diavolo significasse questa parola. Pensavo avesse a che fare con il formaggio in qualche modo, o con la panna, non so neanche io perché. Invece significa semplicemente "torta". E insomma non ero andata molto lontana: una torta quick insomma! Una torta salata veloce veloce da preparare e veloce veloce da divorare.
Ebbene, la mia versione é ovviamente vegana, senza uova, senza panna, senza formaggio, una versione senza tutto quello che si può facilmente sostituire con ingredienti più sani e che non ha nulla da invidiare alla più comune quiche con panna, uova ed affini.
Ho usato peperoni grigliati e spellati, ma si possono usare tante varianti con la verdura che più vi aggrada, dalle zucchine agli spinaci, rucola o asparagi e così via. Volendo potete soffriggere piselli e funghi prima di mescolarli al tofu, ma io li ho messi a crudo per evitare una doppia cottura e rendere le verdure stracotte. Provate qualcosa di diverso?
INGREDIENTI PER LA PASTA BRISè
225gr di farina bianca
100gr di margarina di semi di girasole
acqua fredda quanto basta
1 pizzico di sale di Maldon
INGREDIENTI PER IL RIPIENO
350gr di silken tofu
5 cucchiai di latte di soia
1 pizzico di sale di Maldon
1 pizzico di noce moscata
1 cucchiaino di curcuma in polvere
una manciata di piselli surgelati o freschi
una manciata di funghi porcini
2 peperoni rossi grigliati e spellati
1 cucchiaio di mandorle grattugiate
prezzemolo fresco
Facilitate loperazione se preparate la pasta brisè utilizzando un mixer da cucina. Versate prima la farina e il sale e mescolate per qualche istante, poi aggiungete la margarina ed infine acqua fredda quanto basta affinché la pasta non diventi un palla compatta. Aggiungete un cucchiaio di acqua fredda alla volta per essere certi di versare la quantità giusta. Avvolgete in un pezzo di pellicola trasparente e lasciate riposare in frigo.
Nel frattempo preparate il ripieno. Nel mixer versate il tofu, il sale, la curcuma, la noce moscata e il latte di soia. Mescolate questo composto ai piselli, ai funghi tagliati a fettine e a un po di prezzemolo tritato.
Stendete la pasta in una teglia da forno, versate il composto di tofu e verdure e decorate con i peperoni rossi tagliati a strisce. Spolverizzate con mandorle grattugiate per ottenere una leggera gratinatura ed infornate a 180C/200C per circa 20/30 minuti, dipende dal forno che avete. Decorate con prezzemolo fresco o altre erbette fresche a piacere e servite.
VEGAN QUICHE WITH PEAS, MUSHROOMS AND RED PEPPERS
INGREDIENTS FOR THE SHORTCRUST PASTRY
225gr white flour
100gr sunflower margarine
cold water as needed
1 pinch Maldon sea salt
INGREDIENTS FOR THE FILLING
350gr silken tofu
5 Tbsp soy milk
1 pinch Maldon sea salt
1 pinch nutmeg
1 tsp turmeric powder
a handful of frozen or fresh peas
a handful of fresh mushrooms
2 grilled red peppers
1 Tbsp ground almonds
fresh parsley
Make your life easier by using a food processor. Pour the flour and salt and pulse for a couple of seconds, then add the margarine and enough cold water until the dough forms a ball. Add 1 Tbsp at the time to make sure you add the right amount. Wrap it in clingfilm and refrigerate until needed.
Meanwhile, prepare the filling. Blend the tofu, salt, turmeric, nutmeg and soy milk. Stir this mixture with the peas, the chopped mushrooms and some chopped parsley. Roll out the dough in a baking dish, pour the mixture of tofu and vegetables and decorated with the red peppers cut into stripes. Sprinkle with grated almonds and bake at 180C/200C for about 20/30 minutes, depending on the oven you have. Decorate with fresh parsley or other fresh herbs to taste and serve.
Chi mi conosce un pochino, sa anche quanto io adori le patate! Le mangio almeno una volta la settimana, fatte in tutti i modi possibili ma anche semplicemente bollite, stufate o ancora meglio al vapore. Sono capace di mangiarmene quantità enormi senza mai stancarmi. Le patate in busta, quelle che si preparano al volo, le ho provate a volte ma non mi hanno mai convinta, hanno sempre un sapore un po troppo artificiale rispetto alla patata al naturale. E dire che da piccola a casa mia il puré di patate, per esempio, si preparava solo una volta lanno: a Capodanno! Attendevo quel momento come se fosse un evento straordinario, e in effetti lo era. Puré di patate e lenticchie, si salvi chi puó! Sembrava quasi che fare questo benedetto puré impiegasse talmente tanto tempo che non valeva proprio la pena di farlo in altri periodi.
Di contro invece la pasta e patate andava alla grande, persino alla mensa dellasilo o della scuola materna. Sono quei ricordi che non ti si staccano più dalla memoria celebrale. Era un piatto che detestavo completamente. Quando sentivo arrivare il profumo di pasta e patate dalla cucina della mensa, ci facevamo un paio di segni di croce. Mio fratello, idem. Neanche lui lo sopportava quel piatto e infatti faceva avanti e indietro dal tavolo della mensa al bagno, riempiendosi la bocca di pasta e patate e tornando con la boccuccia vuota e così a vanti finché nel piatto non rimaneva più niente! Io non ce lho mai avuto il coraggio di fare avanti e indietro e mi mangiavo quello che avevo, anche perché lappetito, diciamolo, non mi é mai mancato
Ultimamente il mio nuovo amore é lo Yam. Uno degli ingredienti più utilizzati nellAfrica occidentale, lo yam é un tubero simile alla patata e appartenente alla stessa famiglia, ma diverso in termini di sapore e consistenza cosí come anche esteticamente. Lungo e più largo di circonferenza, con una scorzetta piuttosto rigida e scura e allinterno con polpa bianca. Anche questo tubero si trova sotto forma di farina, che ne rende la preparazione di certi piatti, sicuramente meno impegnativa. Si puó tranquillamente usare come una patata bollita, oppure grigliare, friggere, fare al forno, grattugiare etc. Come una patata, appunto!
Con la farina di yam solitamente ci si fa il pounded yam che poi viene servito con varie salse a base di pesce o di carne. Io invece ho voluto provare a ricavarne dei dischi come se fossero gnocchi e ad infornarli con una leggera gratinatura di margarina e mandorle. Già così il risultato non é niente male. Morbidi dentro e croccanti fuori, con laggiunta di un sugo di peperoni rossi e olive nere, diventano un piatto perfetto. Almeno per me!
INGREDIENTI PER GLI GNOCCHI
500gr di farina di yam
1lt di acqua calda
1 cucchiaio raso di sale marino
mandorle macinate
margarina di semi di girasole
INGREDIENTI PER IL SUGO
1 lattina di pomodori pelati
1 peperone rosso di media grandezza
qualche oliva nera snocciolata
peperoncino a piacere
1 spicchio daglio
sale
olio
basilico fresco
INGREDIENTS FOR THE GNOCCHI
500gr yam flour
1lt hot water
1 Tbsp sea salt
ground almonds
sunflower margarine
INGREDIENTS FOR THE SAUCE
1 can of chopped tomatoes
1 medium red pepper
pitted black olives
chilly pepper in powder to taste
1 garlic clove
salt
olive oil
fresh basil
Uno dei tanti motivi per cui mi mancava vivere qui, é proprio la facilità con la quale si riesce a reperire certi ingredienti. E non parlo di ingredienti strani o strampalati, parlo di qualche noce in fondo, di qualche cucchiaio di agave (aaaache?), e un po di datteri. Questo cake semifreddo, fresco, tiepido o come volete, si fa in fretta a prepararlo e più velocemente a divorarlo. Anche quelli che arricciano il naso facendo gli schizzinosi, basta dirgli che non si tratta di un raw cake vegano, e buttano giù tutto apprezzando con grande stupore, dopo, quando gli dici di che "pasta" é fatto.
Mille varianti si possono adottare sia per la base che per il ripieno. Varianti che sono intenzionata a sperimentare in tutte le sue forme.
Ho usato una teglia di 20cm di diametro e poi ho ricavato dei dischi per la presentazione, ma penso sia molto meglio usare una teglia più piccola per dare più spessore al cake, altrimenti anche porzioni monodose vanno benissimo.
Piccolo consiglio per chi ama questo tipo di dolci: meglio comprare le noci e la frutta secca online possibilmente da 1kg, si risparmia molto di più che comprare le porzioni piccole nei vari negozi. Si trovano online inoltre anche le noci già sminuzzate finemente e addirittura le "paste" di noci, in modo da rendere tutta loperazione veramente un giochetto da ragazzi.
INGREDIENTI PER LA BASE
120gr di datteri snocciolatati
40gr di olio di cocco
60ml di nettare di agave
1 cucchiaino di vaniglia
40gr di cacao in polvere
60gr di noci brasiliane
INGREDIENTI PER RIPIENO
180gr di anacardi
60ml di nettare di agave
20gr di olio di cocco
200gr di frutti di bosco misti
Per la base: mettete a mollo in acqua le noci brasiliane per un minimo di 2 ore, o tutta la notte. Scolatele dallacqua e frullate nel mixer insieme a tutti gli altri ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo.
Per il ripieno: mettete a mollo in acqua gli anacardi, anche questi per un minimo di due ore o tutta la notte. Poi scolate e frullate nel mixer con lolio di cocco. Infine aggiungete i frutti di bosco. Se usate quelli congelati, fateli sbrinare prima di frullarli.
Usate una teglia con il fondo estraibile, meglio se di 10/15cm in modo che il cake venga bello alto. Versate il composto per la base e livellate bene con una spatola per ottenere uno strato omogeneo. Infine versate il composto con i frutti di bosco e livellate bene. Mettete a riposare in freezer per unora poi conservate in frigo. Togliete dal frigo una mezzoretta prima di servire. Decorate con frutti di bosco e servite con un coulis fatto con gli stessi.
MIXED BERRIES RAW CAKE
INGREDIENTS FOR THE BASE
120gr pitted dates
40gr coconut oil
60ml agave nectar
1 tsp vanilla
40gr cocoa powder
60gr Brazilian nuts
INGREDIENTS FOR THE FILLING
180gr cashew nuts
60ml agave nectar
20gr coconut oil
200gr mixed berries
For the base: soak Brazil nuts for a minimum of 2 hours, or overnight. Drain the water and blend in a food processor along with all the other ingredients until the mixture is smooth.
For the filling: soak the cashews also for a minimum of two hours or overnight. Then drain and puree in a blender with coconut oil. Finally add the berries. If you use frozen ones, let them defrost before processing.
Use a pan with a removable bottom, better if 10/15cm wide so that the cake comes out pretty high. Pour the mixture for the base and leveled well with a spatula to get an even layer. Finally, pour the berry mixture and leveled well. Put to rest in the freezer for an hour then kept in the fridge. Remove from the refrigerator half an hour before serving. Decorate with some mixed berries and, if you like it, serve with a berry coulis.
ATTENZIONE: QUESTO POST NON é ADATTO AD UN PUBBLICO CHE SOFFRE DI ANSIA, ATTACCHI DI PANICO, ALLERGIA ALLA POLVERE, A MONDEZZA SPARSA ED AFFINI. PRIMA DI PROCEDERE ALLA LETTURA, MUNIRSI DI MASCHERINA ANTIGAS, GUANTI E CANDEGGINA.
Ma cominciamo dalle cose belle: una. Sono tornata a Londra! Ale oo, ale oo. Dopo un lungo anno di semi esilio, finalmente sono riuscita a riappropriami della mia casa. Era ora. La città mi ha accolto con una temperatura udite udite di ben 20 gradi e qualcosa. Roba da non crederci insomma. Ero una delle poche che é atterrata con il maglione a dolcevita e gli stivali imbottiti da neve. Fatto sta che anche conciata così, io stavo benissimo, pareva quasi di essere atterrati da qualche parte in una località molto ma molto più a sud.
Sono stata talmente indaffarata in questi giorni che devo veramente concentrarmi per raccontare il giusto ordine degli eventi.
Martedì scorso finalmente arriva la tanto attesa email in cui mi si comunica che:
1. i due loschi hanno finalmente abbandonato il campo
2. arriverà una donna delle pulizie per la pulizia finale
3. la serratura é stata cambiata
Il punto primo era sicuramente la notizia piú importane ed attesa. Il punto 2, era segno che poi così stronz...ops, così disgraziati questi due non potevano essere, il 3 punto...WHAT?!
Come sarebbe avete cambiato la serratura? Come, quando e soprattutto PERCHÉ? Il tipo mi ha risposto che quella vecchia "non funzionava bene" e cosí una sera di due settimane fa, sono stati "costretti" a cambiarla. Certo come no. E io sono la regina Elisabetta in persona.
Ma non dovevo essere io quella che doveva cambiare la serratura? No, veramente, questa poi. Siamo al colmo dei colmi.
Questi due deficienti, hanno sicuramente cambiato la serratura, moooooolto prima di due settimane fa, probabilmente nel momento in cui gli avevo chiesto gentilmente di lasciare casa sei mesi prima.
Fatto sta che mi ritrovo senza chiavi e devo accordarmi con lagenzia affinché possa finalmente entrare in casa.
Non vi dico i salti mortali per arrivare a casa in modo da poter incontrare lagente, che unora dopo avrebbe avuto il suo bel da fare e mi avrebbe probabilmente lasciata fuori casa pure lui.
Prima di partire mi arriva unaltra email in cui mi si comunica che la signora delle pulizie "non é riuscita a venire", quindi "ci dispiace molto, ma tua vai a casa e facci il conto finale, che noi ti paghiamo tutto quello che cé da pagare".
Ve la faccio molto breve perché dopo quasi una settimana qui, ho anche cercato di rimuovere dalla mia memoria la visione che é parsa ai miei occhi nel momento in cui ho messo piede in casa. Non sapevo se urlare o piangere. Sicuramente cé stato veramente molto poco da ridere. Altro che disinfestazione. Io mi aspettavo qualcosa di bruttino ma non fino a quel livello. La puzza in casa era piuttosto spaventosa, le finestre tutte chiuse, mondezza lasciata nella pattumiera, pavimento sporco, piatti non lavati in acqua sporca, pirottine per muffin usate come posacenere!!!!!, gabinetto peggio di un bagno pubblico, divano sporco come se porci vi si fossero arrotolati sopra, carte di cioccolato dapertutto a terra, dietro il divano, sopra il divano, sotto il letto, sotto il materasso, ovunque. Una roba che a raccontarla non ce la si fa ad immaginarsela, ed io vi risparmio anche la visione di tutto ció, mi pare il minimo, dopotutto siamo sempre un blog di cucina!
Sinceramente non sapevo proprio dove mettere le mani. Quello dellagenzia mi ha detto anche che secondo lui me lhanno lasciata anche bene, che lui, ha visto di peggio, lui!
Le prime due notti ho dormito nellunico angolo della casa che aveva una parvenza di meno sporco. Sul futon singolo del mio salotto. Con le finestre aperte di giorno e di notte, tantè che ho beccato subito un bel raffreddore, tanto per gradire. Ma meglio raffreddata che con casa male odorante.
A niente é valso scrivergli dicendogli di mandare qualcuno a pulire. Ho dovuto chiamare unimpresa di pulizie perché io sinceramente a questo giro proprio non ce la facevo a togliere tutta quella schifezza. Ho fatto fuori pero 6 sacchi di immondizia tra cosa da buttare e cose che avevano lasciato per casa. Altri due gli hanno buttati le 3 signore delle pulizie che dopo 5 ore di lavoro hanno riportato questa casa ad un livello decisamente molto piú umano.
Il materasso per fortuna é lunica cosa che non dovró cambiare. Fortunatamente si sono tenuti il copri-materasso, che nel frattempo era diventato grigio topo e che é stato appositamente disposto nella pattumiera!
Unesperienza piú unica che rara. Inutile dire che la vecchia serratura funziona benissimo e che dopo essere andati via mi hanno scritto dicendomi che non hanno piú una lira, e che hanno dovuto anche chiedere soldi in prestito per andare via. Morale: scordati di quello che ti dobbiamo ed accendi pure un cero alla Madonna visto che ti abbiamo lasciato casa.
Il sistema fa veramente acqua da tutte le parti. La legge non protegge neanche quelli che come me hanno ancora un minimo di umanità (che però da oggi é decisamente finita), e che affittano anche a quelli meno abbienti. Il council mi ha detto ti attaccarmi e tirare, che loro non possono fare assolutamente niente. Ed io sinceramente, preferisco solo dimenticarmi di questa brutta storia ed attendere, come i cinesi, che il cadavere passi sulla sponda del fiume. Il karma, poi, penserà al resto.
Grazie veramente a tutti per avermi sostenuta ed incoraggiata. Ora spero di poter sfornare delle ricette gustose dopo essermi riappropriata di tutti i miei arnesi. Fare un frullato ieri mattina é stato il massimo della felicità! In certi momenti, la felicità é veramente questione di niente.

INGREDIENTI 2 patate medie 400ml di latte di cocco spinaci freschi a piacere 200gr di gamberi 1 cucchiaio di olio di semi di girasole 1 cipolla 1 cucchiaio di zenzero grattugiato 2 spicchi daglio 1 peperoncino fresco, secco o lequivalente in polvere mezzo cucchiaino di curcuma in polvere 1 cucchiaino di coriandolo in polvere Scaldate lolio in una padella e soffriggete la cipolla, laglio, lo zenzero e il peperoncino. Aggiungete quindi la curcuma, il coriandolo e le patate tagliate a dadini. Mescolate per qualche istante poi aggiungete il latte di cocco e cuocete per una decina di minuti o fino a quando le patate non saranno cotte. Infine aggiungete gli spinaci e i gamberi fino a quando i primi non saranno leggermente appassiti ed i gamberi arrossati. Servite con riso basmati al cumino, cucinato semplicemente facendo saltare un po di cumino in polvere o in semi in un cucchiaio di olio di semi di girasole, aggiungendo così il riso basmati, un po di sale e lacqua seguendo le indicazioni che trovate sulle vostre confezioni. Io di solito faccio 1 porzione di basmati per 2 di acqua. Portate ad ebollizione poi abbassate la fiamma e fate cuocere con pentola coperta per circa 15 minuti.PRAWNS AND COCONUT CURRY, WITH CUMIN RICE INGREDIENTS 2 medium potatoes 400ml coconut milk fresh spinach to taste 200g of prawns 1 Tbsp sunflower oil 1 onion 1 Tbsp fresh grated ginger 2 cloves of garlic 1 fresh chilli, dry, or equivalent in powder half tsp of turmeric powder 1 tsp coriander powder Heat the oil in a pan and gently fry the onion, garlic, ginger and chilli. Then add turmeric, coriander and chopped potatoes. Stir for a few seconds then add the coconut milk and cook for about ten minutes or until the potatoes are cooked through. Finally add the spinach and prawns until the first are lightly wilted and the shrimp pink. Serve with basmati rice and cumin, cooked simply blasting a tsp of cumin powder or seeds in a tablespoon of sunflower oil, adding the basmati rice, a bit of salt and water following the directions found on your packaging. I usually do 1 serving of basmati for 2 of water. Bring to a boil, then reduce the heat and simmer with lid on for about 15 minutes.
E arrivato il momento di svuotare il frigo anche se per la verità mancano davvero pochi giorni ed io non ho ancora la certezza matematica che questi due loschi individui, abbandonino il campo e innalzino bandiera bianca.
Dopo il primo momento di grande gioia, la scorsa settimana, ne é subito seguito uno di grande tristezza, o per meglio dire, di grandissima rottura di scatole. Diciamo così per non dire altro.
Giovedì scorso ho avuto la conferma che i due loschi individui hanno finalmente trovato unaltra casa. La nuova padrona di casa mi ha persino contattata per confermare le referenze, che mio malgrado, ho dovuto dichiarare per forza positive. Come a dire che insomma sia contratto che referenze non hanno nessun tipo di valore a questo mondo. E un po una presa in giro, la mia parola contro quella di un altro. Ognuno può dire quello che gli pare anche perché, se pure questi fossero stati due stinchi di santo, non si sa mai come si potrebbero comportare in futuro, per cui dargliele positive o negative queste referenze, non fa alcuna differenza con il senno di poi. Anche perché mi viene il grandissimo dubbio che quando le ho richieste io, quello prima di me, probabile che fosse nella mia stessa situazione, e pur di sbarazzarsene, me le ha date positive a sua volta.
Dopo aver prenotato il mio viaggio di ritorno, mi é arrivata la notizia che lappartamento in questione non era più adatto alle loro esigenze, neanche fossero il principe William e la reginetta Kate questi due. Per cui, punto e a capo "Non ti preoccupare tanto ho già dato il deposito per unaltra casa, faremo in modo di andarcene entro martedi". _Nontipreoccupare _a casa mia ormai é morto da un bel po. Dopo qualche ora mi arriva la telefonata di unaltra agenzia che mi ha fatto riconfermare le stesse fantastiche referenze, al fine di assicurare un altro appartamento.
La mia risposta é stata breve ma concisa: mettetevi come vi dovete mettere, mercoledí io torno a casa. O uscite voi, o entro io. La risposta é stata sempre la stessa: "Non ti preoccupare".
Dopo due giorni ho ricontattato la reginetta per avere lultima settimana di affitto pagata e lui con molta nonchalance mi ha risposto: "Cercherò di effettuare il pagamento appena possibile, ma prima devo garantire un nuovo deposito per _il__ mio principe_. Sii paziente."
Qui uno o si fa una risata o rischia di avere un esaurimento nervoso. Siamo passati da "nontipreoccupare" a "siipaziente".
Dove saró la prossima settimana, lo scopriremo solo vivendo. Nel frattempo pero le scorte vanno finite e le dispense svuotate, per quanto é possibile.
Ho usato le prugne secche che mia mamma ha pazientemente fatto seccare al sole lestate scorsa. Un po come quando fa i fichi secchi insomma, ma siccome in campagna abbiamo anche le prugne adesso, ha provato anche con quelle e quindi me ne ha mandato una scorta non indifferente.
Senza zuccheri aggiunti, ottime per uno snack al volo per fare il pieno di energie.
INGREDIENTI
25 prugne secche
5 fichi secchi
80gr di mandorle tagliate grossolanamente
100gr di farina integrale
2 cucchiai di scorzette di arancia secche
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale
2 bicchieri di latte di soia
4 cucchiai di cacao in polvere
1 bustina di lievito vanigliato in polvere
Riscaldate il latte e mettete le prugne a mollo per una mezzoretta insieme alle scorzette di arance. Scolatele poi, trattenendo il latte.
Tritatele grossolanamente con un coltello insieme alle mandorle e mescolate il resto degli ingredienti umidi, aggiungendo infine farina, cacao, spezie e lievito. Aggiustate con il latte fino ad ottenere un composto che non sia né liquido né troppo secco. Versate il tutto in una teglia da forno e cuocete a 180C per circa 30 minuti. Si conservano benissimo anche in frigo.
ENERGY BARS WITH DRIED PRUNES AND FIGS
INGREDIENTS
25 dried prunes
5 dried figs
80gr chopped almonds
100gr wholemeal flour
2 Tbsp dried orange peel
1/2 tsp cinnamon powder
1 pinch of salt
2 glasses of soy milk
4 Tbsp cocoa powder
1 Tbsp baking powder with vanilla (or add some vanilla aside)
Heat the milk and to soak the prunes and the orange peel for half an hour. Drain, then, holding the milk. Coarsely chop the almonds and mix the rest of the wet ingredients, then add flour, cocoa, baking powder and spices. Adjusted with the milk to obtain a mixture which is neither too liquid nor too dry. Pour into a baking dish and bake at 180C for about 30 minutes. They keep very well in the fridge.
Ovvero come fare un omelette senza usare le uova. Semplice! Le uova sono uno di quegli ingredienti che ho spesso usato solo per fare dolci, le ho eliminate dalla mia dieta nello stesso momento in cui ho iniziato a bere latte do soia, eliminando quindi tutti i prodotti caseari, latte, formaggi e derivati.
Devo dire che non ne sento affatto la mancanza, ma bisogna riconoscere che le uova fanno miracoli sia per quanto riguarda i dolci che per quanto riguarda altre pietanze che ne richiedono lutilizzo.
Quindi un valido ingrediente per chi "non gliene può frega di meno" di non mangiare uova. Per tutti gli altri invece, vegani, intolleranti o semplicemente per chi non le sopporta, ci sono sempre le alternative.
Usando la farina di ceci si ha il vantaggio di ottenere lo stesso colore, la stessa consistenza, di avere la farina sempre a portata di mano in dispensa, di non avere scadenze a breve termine e soprattutto di evitare che piatti e pentole puzzino di uovo, dopo aver consumato.
Dipende da quanto vi piace spessa, potete usare più o meno liquido. Di solito poi le prime vengono sempre un po "sbiadite", le successive vengono più colorate perché la padella si é riscaldata per benino.
La pastella si può usare subito oppure si può lasciare riposare in frigo fino al momento dellutilizzo. Farcite a piacere e gustate!
INGREDIENTI PER 1 OR 2 OMELETTE
50gr di farina di ceci
120ml di acqua
1 cucchiaino di olio doliva
un pizzico di sale
Mescolate tutti gli ingredienti con una forchetta. Lasciate riposare in frigo fino al momento della preparazione, oppure utilizzate al momento. Riscaldate una padella antiaderente e versate la metà del composto. Appena inizieranno a formarsi delle bolle, girate delicatamente e cuocete dallaltra parte per un altro minuto. Farcite a piacere e servite subito!
VEGAN OMELETTE WITH CHICKPEA FLOUR
INGREDIENTS FOR 1 OR 2 OMELETTE
50gr chickpea flour
120ml water
1 tsp olive oil
1 pinch of salt
Mix all ingredients with a fork. Let it sit in the fridge until ready to use or proceed straight away. Heat a non-stick pan and pour half of the mixture. When it starts to bubble, gently turn the omelette and cook the other side for another minute. Stuff it to your taste and serve immediately!
Quando si dice "che situazione del cavolo!" E proprio il caso di dirlo. Sono giorni tesi a Bettystlandia, si attende ancora una risposta dagli psicopatici che occupano casa e si fanno riti Vodoo nellattesa di ricevere buone nuove entro pochissimi giorni.
Nel frattempo la cucina é sempre aperta. Questa volta per preparare questo piatto molto semplice ma di gran gusto, ammesso che piacciano le spezie in esso contenuto ed ovviamente il cavolo.
Si può mangiare da solo oppure con semplice riso in bianco basmati. Unaltra alternativa é quella di aggiungerci del brodo vegetale o dellacqua, e ridurre tutto in zuppa. Io ho provato entrambe e mi sono piaciute le due versioni anche se in maniera diversa. Una per la croccantezza del cavolo e laltra per la morbidezza della crema accompagnata da crostini di pane. A voi la scelta!
INGREDIENTI
1 cavolo
1 cipolla rossa
2 carote
2 cucchiai di margarina di semi girasole
2 cucchiai di farina bianca
mezzo bicchiere di latte di soia
1 cucchiaino di curry in polvere
sale
pepe di cayenne
Tagliate il cavolo a listarelle. Grattugiate le carote e tagliate la cipolla. Riscaldate la margarina in una pentola capiente e soffriggete cipolla, carote e cavolo. Aggiustate di sale e cuocete tutto a fiamma bassa finché il cavolo non si é ammorbidito, circa 10 minuti. In una scodella a parte versate la farina, il curry e il latte, mescolando bene per evitare grumi. Quando il cavolo sarà cotto, versate questa cremina nella pentola e mescolante bene. Spegnete la fiamma e lasciate che il tutto si amalgami nel suo stesso vapore per una decina di minuti. Servite con una spruzzata di pepe di cayenne e riso basmati. 
ENGLISH TRANSLATION: CURRIED CABBAGE INGREDIENTS 1 cabbage 1 red onion 2 carrots 2 Tbs sunflower margarine 2 Tbsp white flour half glass of soy mill 1 tsp curry powder salt cayenne pepper Cut the cabbage into strips. Grate the carrots and cut the onion. Heat the sunflower margarine in a large saucepan and gently fry onion, carrots and cabbage. Season with salt and cook over low heat until all the cabbage is softened, about 10 minutes. In a separate bowl mix the flour, curry powder and milk, stirring well to avoid lumps. When the cabbage is cooked, pour this creamy sauce into the pan and mix well. Turn off the heat and let it steam with lid on for about ten minutes. Serve with a sprinkle of cayenne pepper and basmati rice.
Vivendo allestero ho "subito" contaminazioni culinarie da svariate parti del mondo: dallIndia, alla Cina, passando per il Giappone, Indonesia, Thailandia, dal Marocco alla Scozia. La cucina west-africana mi mancava ed in particolare quella Nigeriana con la quale sono venuta a contatto durante il mio soggiorno londinese. Prima di tutto cè da dire che da quelle parti si fa grande consumo di carne, mentre le aree che si affacciano sul mare, consumano anche tanto pesce, come vorrebbe anche la logica.
Le ricette sono simili tra di loro ma gli ingredienti usati, i nomi ed il procedimento, possono variare da zona a zona. Questa che vi propongo é la versione di pesce della Banga Soup, chiamata diversamente a seconda di dove ci si trova, ma tipica della regione del Delta in Nigeria. Si può realizzare con carne o pesce o con entrambe, con granchio piuttosto che gamberi, oppure con frattaglie di carne, cuore, reni e chi piú ne ha piú ne metta.
In Africa il frutto di palma si prepara fresco, mentre da questa parte del mondo si trova confezionato in scatola. Molti di questi piatti sono chiamati "qualcosa-soup", ma in realtà non sono delle zuppe come le intendiamo noi. Sono più dei sughi che vanno mangiati con riso, farina di yam, patate o garri, ovvero la farina di tapioca. Io ho usato gli spinaci ma in Nigeria si usano verdure tipiche locali che da queste parti si possono trovare in versione disidratata.
I piatti africani si mangiano rigorosamente con le mani, afferrando con le dita un pezzo di yam e contemporaneamente inzuppando e raccogliendo del sugo. Oppure viene servita con lo yam al centro del piatto e la zuppa versata intorno o sopra. Insomma, ci sono alcune varianti anche per questo.
Per vedere come si fa il "pounded yam", ovvero una specie di puré di patate, guardate il video di questa gentile signorina.
Non so quanto sia fattibile in Italia, visto che alcuni ingredienti sono reperibili solo nei negozi specializzati africani o etnici, ma se avete voglia di sperimentare, potrebbe essere un piatto diverso da provare!
INGREDIENTI
2 sgombri
200gr di gamberi sgusciati
250gr di spinaci
500gr palm fruit
1 cucchiaio di peperoncino in polvere
1 o 2 cucchiaini di banga spices
1 o 2 cipolle medie
2 spicchi daglio
2 o 3 dadi di pesce
alloro
sale
acqua
Pulite gli sgombri e lessateli in acqua con cipolla, aglio, alloro e 1 cubetto di dado di pesce per circa 5 minuti. Scolate lacqua e mettete il pesce da parte.
In unaltra pentola, fate bollire 250 ml di acqua, aggiungete il frutto di palma e portate ad ebollizione per circa 15 minuti. Aggiungere le cipolle, aglio, le spezie banga, peperoncino, cubetti di pesce, sale quanto basta e il pesce. Coprite con un coperchio, fate bollire per altri 15 minuti, mescolando ogni 5 minuti.
Tritate grossolanamente le foglie di spinaci e aggiungetele per ultimo con i gamberi. Lasciate cuocere a fuoco lento per circa 5 minuti.
Servite con pounded yam, garri (farina di tapioca), patate o riso.

ENGLISH TRANSLATION: NIGERIAN BANGA SOUP Ingredients 2 mackerels 200gr king prawns 250gr spinach leaves 500gr canned palm fruit 1 Tbsp hot chilly powder 1 to 2 tsp banga spices 1 to 2 medium size onions 2 cloves garlic 2 to 3 small fish cubes bay leaves salt to taste hot water Clean the mackerels and boil them in water with onion, garlic, bay leaves and 1 fish cube for about 5 minutes. Drain the water and put the fish aside. In another large pot, boil approx 250ml, add the canned palm fruit and bring to a boil for about 15 minutes. Add onions, garlic, banga spices, hot chilly, fish cubes, salt to taste and the fish. Cover with a lid, boil for another 15 minutes and stir every 5 minutes. Chop the spinach leaves and add them at the very last with the prawns. Let it simmer for about 5 minutes. Serve with pounded yam or garri, mashed potatoes or even rice.
Appena sfornati i miei piccoli hot cross buns al cioccolato. Mi sono resa conto che raramente rifaccio la stessa ricetta due volte, quindi questo é quasi un evento. Quasi perché tempo fa, nel lontano 2006, ne feci unaltra versione, forse un po meno fotogenica ma pur sempre ottima. Anche se ho utilizzato dosi simili, questi buns sono leggermente diversi, così tanto per cambiare un po. Contengono cioccolato a pezzetti, scorzetta darancia e sono total vegan. Alla crocetta ho voluto dare un tocco di colore ed ho usato un pizzico di curcuma che oramai adoro, sia per il colore, sia per le sue proprietà curative. Magari un giorno di questi ve ne parlerò più a fondo. Buona Pasqua!

Ingredienti * 350gr di farina bianca * 50gr di zucchero * 1 cucchiaino di cannella * 1 pizzico di sale * 14gr di lievito secco in polvere * 40gr di scorzette di arancia secche o fresche * 200ml di latte di soia * 50gr di margarina di semi di girasole * 90gr di cioccolato fondente (70%+) * 20gr di cacao in polvere Ingredienti per la decorazione a croce * 2 cucchiai di farina * 1 cucchiaino di zucchero a velo * 2 cucchiai di acqua * 1 pizzico di curcuma Ingredienti per la glassa * 1 cucchiaio di zucchero a velo * 1 cucchiaio di acqua Mettete la farina setacciata in una terrina capiente, aggiungete lo zucchero, la cannella, il cacao in polvere, il lievito, un pizzico di sale e mescolate bene. Riscaldate il latte e scioglietevi dentro la margarina. Se usate le scorzette darancia secche, fatele reidratare nello stesso latte mentre lo riscaldate. Poi scolate il latte e versatelo nella terrina con la farina e mescolate bene con un cucchiaio. Versate il tutto su una spianatoia infarinata e lavorate questo composto per circa 5 minuti. Aggiungete più latte se risultasse troppo secco e più farina se risultasse troppo appiccicoso. Riportate la pasta in una terrina e mettetela a lievitare in un posto caldo per 2 ore o fino a quando non avrà raddoppiato il suo volume. Riprendete la pasta e lavoratela nuovamente sulla spianatoia, questa volta aggiungendo i pezzetti di cioccolato e le scorzette di arancia precedentemente reidratate. Dividete la pasta in 8/10 palline, mettetele su una teglia imburrata ed infarinata e fate lievitare per altri 20/30 minuti. Preparate la glassa per la croce mescolando tutti gli ingredienti e decorate le palline. Riscaldate il forno a 200 C ed infornate per 15/20 minuti. Sfornate e fate raffreddare su una griglia. Per la glassa, mescolate lo zucchero a velo con lacqua fino ad ottenere una cremina omogenea senza grumi e spennellate i buns.
ENGLISH TRANSLATIONS: HOT CROSS CHOCOLATE VEGAN BUNS Ingredients * 350gr white flour * 50gr brown sugar * 1 tsp cinnamon * 1 pinch salt * 14gr instant dried yeast * 40gr orange peel, fresh or dry ones * 200ml soy milk * 50gr sunflower margarine * 90gr chopped dark chocolate (70%+) * 20gr cocoa powder Ingredients for the cross * 2 Tbsp flour * 1 tsp icing sugar * 2 Tbsp water * 1 pinch of turmeric Ingredients for the glaze * 1 Tbsp icing sugar * 1 Tbsp water Put the flour in a large bowl, add sugar, cinnamon, cocoa powder, dried yeast, a pinch of salt and mix well. Heat the milk and melt in the margarine. If you use dried orange peel, let it rehydrate while the milk is heated. Drain the peels from the milk and pour it into the bowl with the flour, mix well with a spoon. Pour the mixture on a floured surface and knead for about 5 minutes. Add more milk if it is too dry and more flour if it is too sticky. Return the mixture to a bowl and leave it to rise in a warm place for about 2 hours or until it has doubled its volume. Knead it back on a work surface, this time adding the chopped chocolate and candied orange which you have previously rehydrated. Divide the dough into 8/10 balls, place them on a greased and floured baking sheet and leave to rise for another 20/30 minutes. Prepare the glaze for the cross and decorated the balls. Preheat the oven to 200C and bake for 15/20 minutes. Remove from the oven and let cool on a oven rack. For the glaze, mix the icing sugar with the water until you get a smooth paste without lumps and brush the buns.
Nellultimo anno ho leggermente modificato la mia dieta, sperimentando con ingredienti nuovi. Ho iniziato il blog cucinando un po di tutto, dalla carne al pesce e via dicendo. Poi sono tornata ad essere vegetariana, anche se il "vizio" di mangiare pesce e frutti di mare ogni tanto, mi é rimasto. Dallo scorso anno ho adottato una dieta priva di prodotti caseari, latte, latticini, formaggi ed i suoi derivati, ovvero tutto quello che in un modo o nellaltro faceva male al mio organismo. Una dieta quasi vegana insomma. Dico quasi, perché in generale darmi unetichetta non mi piace e dire che sono diventata total vegan sarebbe uneresia. E poi, metti che mi venisse voglia di mozzarella di bufala (ad avercela!), che figura ci faccio?
Da queste parti si fa fatica a trovare tutte quelle robette che rendono la vita di un vegano piú facile. A partire dal tofu, allo yogurt di soia, al formaggio vegan etc. A Dublino ci sono vari negozi ma qui mi devo arrangiare come posso, cioè eliminando invece che sostituendo.
So che quando si dice vegan, molti inorridiscono e se prima ti volevano invitare a cena, dopo, terrorizzati, cambiano idea. Più o meno é quello che pensavo anchio qualche tempo fa, fino a quando non ho imparato che quasi ogni ricetta é convertibile in una vegana senza necessariamente toglierne sapore, gusto e appeal.
Per esempio per sostituire le uova uso: egg replacer, tofu, banane, semi di lino.
Invece del latte animale bevo: latte di mandorle, facilissimo da preparare in casa, o latte di soia.
Al posto del burro uso la margarina ai semi di girasole oppure lolio di girasole, ma anche olio al cocco, olio di semi di sesamo ed ovviamente in primis, olio di oliva made in Puglia!
Le proteine animali le sostituisco con quelle vegetali, integrando il più possibile legumi, tofu o soia.
Do la precedenza a farine integrali per quanto mi é possibile e uso zucchero di canna, nettare di agave o stevia per dolcificare. Gli ultimi due ovviamente quando trovo un negozio che me li vende.
Mangio tanta frutta la mattina, bevo tanta acqua e faccio tanta plin plin.
Insomma, sembra più complicato di quello che in realtà é. Le ultime ricette postate, se non ve ne foste accorti, sono tutte vegane (discutibile la torta alla Guinness che alcuni non considerano vegana perché pare che la birra venga fatta passare attraverso una vasca composta da colla di pesce che filtra il lievito in essa contenuto). Per cui se siete strictly vegan, questa torta non ve la potete preparare né mangiare. Io, non essendo unestremista, me la sono fatta passare come buona.
Per guarnire la zuppetta ho usato le mandorle grattugiate al posto del formaggio. Non conferisce nessun sapore particolare, ma aggiunge consistenza e texture al piatto. Provare per credere.
Più o meno piccante, preparatela se come me volete riscaldarvi velocemente in questi giorni di gelo siberiano. Fa freddo un po ovunque, altro che primavera! Questanno la Pasqua la trascorrerò nella sauna.
INGREDIENTI
1 cipolla rossa
2 spicchi daglio
2 peperoni rossi
1 lattina di pomodori pelati
1 carota
1 gambo di sedano
brodo vegetale o acqua (se necessario)
olio doliva
sale, pepe
peperoncino a piacere
basilico per decorare
mandorle macinate, o farina di mandorle
I peperoni possono essere precedentemente arrostiti nel forno, poi spellati ed usati. Altrimenti si può procedere senza questa operazione, tagliando tutti gli ingredienti e rosolando cipolla e aglio con un po dolio, poi aggiungete i peperoni, le carote, il sedano ed il peperoncino in polvere o intero. Soffriggete per qualche minuto poi aggiungete i pelati. Quando le verdure si saranno ammorbidite, aggiungete un po di brodo vegetale o acqua, solo se necessario. Frullate il tutto con un frullatore ad immersione e riportate sul fuoco finché non avrete ottenuto la consistenza desiderata. Decorate con basilico fresco e con una spruzzata di farina di mandorle.
ENGLISH TRANSLATION: RED PEPPER AND TOMATO SOUP INGREDIENTS 1 small red onion 2 garlic cloves 2 red peppers 1 canned chopped tomatoes 1 carrot 1 celery stalk vegetable stock or water (if needed) olive oil salt, pepper hot chilly powder to taste ground almonds or almond flour fresh basil to decorate The peppers can be pre-roasted in the oven, then peeled and used. Otherwise you can proceed without doing this, cutting all the ingredients and browning onions and garlic with a little olive oil, then add the peppers, carrots, celery and chilli powder. Stir fry for a few minutes then add the canned tomatoes. When the vegetables have softened, add some vegetable broth or water, only if needed. Blend everything with a hand blender and keep cooking until you have achieved the desired consistency. Garnish with fresh basil and some ground almonds (or use grated cheese).
Anche St. Patrick é passato. Ho scelto di andare a Dublino proprio la domenica 17, il giorno della parata. Chissà che mimmaginavo io di questa festa. Non é che avessi molte aspettative. Sapevo solo che la parata era prevista per le 12 e che ci sarebbe stata tanta gente vestita di verde. Lo svolgimento della parata lo ignoravo. Generalmente quando vado in un posto nuovo, preferisco non leggere nulla di quel posto, lo stesso vale per un evento. Preferisco la sorpresa, buona o meno buona, mi piace di più non sapere quello che troverò. Forse é lunico caso in cui preferisco essere sorpresa, perché poi in generale le sorprese non le amo particolarmente.
Fatto sta che almeno lorario in cui si teneva la parata, lo dovevo sapere. Mi ero prefissata di arrivare giusto alle 12 e di restare tutto il giorno fino alla sera, per poter vedere qualche attrazione illuminata di verde.
Mi vesto, mi preparo, guardo lorario del bus che alla domenica passa ogni due ore, e attendo. Nel frattempo guardo Food Network per ingannare lattesa e punto la sveglia 10 minuti prima dellorario del bus. Tra una ricetta di Nigella e un piatto della Contessa scalza, passo il tempo, indecisa se portare la macchia fotografica oppure lasciar perdere, tanto é previsto nuvoloso e di bagnare la macchina non mi va proprio.
La sveglia suona e io mi alzo a razzo. Allultimo momento decido di infilare la macchina fotografica in borsa e di uscire di casa. Mi avvio verso il bancomat per prelevare e dopo essermi infilata le mani in tasca per prendere i guanti, mi accorgo di non avere le chiavi di casa. Opporc....!
Torno indietro e mi rendo conto che le chiavi sono rimaste dentro. Dietro la porta! Opporc...! Panico. Ho perso lautobus, perderò la parata, fa un freddo boia, mi toccherà dormire sulle scale!
Chiamo la mia padrona di casa e lei mi dice che fino a martedì non può venire. Mi da il numero di un suo conoscente tuttofare al quale però risponde sempre la segreteria.
E domenica ed é quasi tutto chiuso. Lunico negozietto aperto é quello che vende caramelle ed altre cianfrusaglie. Allinterno cè un ragazzino. Io lo guardo e non so neanche come dirglielo. Alla fine mi butto, sperando che nei dintorni ci sia un adulto che possa aiutarmi. Suo padre, al piano di sopra, mi da il numero di telefono di un servizio 24 ore. Telefono. Questa volta risponde una signorina gentile che mi dice, si, certo, possono venire alle 4 di pomeriggio e che questo scherzetto mi costerà la modica cifra di 120 Euro. Ma porccc....!
Non so che fare ma non ho molte alternative. Faccio il giro della casa alla ricerca di una finestra da buttare giù, e gira che ti rigira. Bang! La finestra della cucina si apre come per magia. Ma come, ma quando, ma perché?! Non fa niente. Mi tuffo allinterno e la tapparella mi casca in testa. Non fa niente neanche quello, limportante é che sono dentro!!!
Ma che bella giornata! E iniziata proprio bene!
Il prossimo bus é tra un ora. Ho perso la parata, che palle! Quasi quasi ci rinuncio e resto a casa.
Mi risiedo sul divano e Nigella ricomincia ad imbambolarmi con ricette dolciastre ed appiccicose e decisamente poco salutari. Ripunto la sveglia ma questa volta 15 minuti prima e con le chiavi rigorosamente in mano!
La sveglia risuona, mi alzo a razzo come un ora prima e allultimo minuto decido di lasciare la macchina fotografica a casa. Decisione che più avanti scoprirò rivelarsi decisamente saggia.
Il viaggio in autobus quantomeno é confortevole. Riscaldamento a palla e Internet Wi-Fi gratis. Più ci avviciniamo a Dublino e più le nuvole ci rincorrono buie e minacciose. Quasi quasi mi viene da chiedere allautista di non fermarsi proprio, di proseguire più a sud possibile e soprattutto di continuare a tenere una temperatura costante di 20 gradi.
Il resto come vedete, é storia. Tutto quello che ho visto della parata é documentato qui sotto. Praticamente niente. Allinizio non capivo cosa ci facesse tutta quella gente arrampicata sulle scale. E stato impossibile vedere cosa succedesse aldilà, in una delle due navate di OConnell Street. Si sentiva soltanto la musica che cambiava man mano che la parata scorreva.
Il tempo di fare due foto con il cellulare e ha ricominciato a piovere prepotentemente. Al che ho deciso di abbandonare il tutto ed infilarmi in un negozio afro-indiano-caraibico-un po-di tutto-insomma, ed acquistare qualche ingrediente "strano".
Dopo sole due ore, con i piedi inzuppati dacqua, ero già a casa e neanche a farlo apposta, più mi avvicinavo a Bettystown, più splendeva il sole. Cosa ci fosse alla parata, poi, sono riuscita a vederlo solo su internet!
Il pane alla soda ce lavevo in cantiere da non so quanti anni. Lo faccio, non lo faccio, lo faccio domani, finché poi non capita loccasione e anche il pretesto. Non si può vivere in Irlanda e non ispirarsi alla cucina locale.
Il pane tradizionale irlandese é preparato senza troppi fronzoli. Gli ingredienti sono quelli che allepoca potevano essere reperiti dalla comune massaia. Tutte le versioni che contengono uvette, frutta secca e affini, sono versioni rimodernate che, anche se sicuramente ottime, non hanno niente a che vedere con la tradizione. Ho preferito quindi attenermi alla ricetta originale anche se ho usato il latte di soia invece del comune latte animale.
Il prodotto finale risulta croccante fuori e morbido dentro, ma non trattandosi di una lievitazione tradizionale, non aspettatevi piani di morbidezza. Si accompagna bene con piatti saporiti in cui si possa inzuppare, ma anche per chi ama fare colazione con burro e marmellata. Basta tagliare le fette un po più sottili. Dopo un paio di giorni diventa duro quindi diventa ottimo per altre pietanze tipo panzanelle, etc.
INGREDIENTI PER 4 PAGNOTTINE
*
* 
350gr di farina bianca
*
*
* 500/600ml di latte a temperatura ambiente (io ho usato quello di soia)
Impastate tutti gli ingredienti aggiungendo il latte poco alla volta ed impastate velocemente fino ad ottenere una panna liscia. Dividete il composto in quattro parti uguali, formate delle piccole pagnotte, appiattite leggermente con la mano e con un coltello formate una croce. Infornate a 200C per circa 30 minuti o finché la parte superiore non sia appena dorata.
ENGLISH TRANSLATION: TRADITIONAL IRISH SODA BREAD
INGREDIENTS FOR 4 LITTLE BREADS
* 350gr wholemeal flour
* 350gr white flour
* 1 tsp salt
* 1 tsp soda bicarbonate
* 500/600ml room temperature milk (I have used soya milk)
Mix all ingredients together adding the milk a little at the time and knead quickly. Divide the mixture into four equal parts, shape them into balls and flatten slightly with your hand. With a knife cut a cross on the top. Bake at 200C for about 30 minutes or until golden on top.
Ero venuta in visita in Irlanda tanti anni fa, intorno al 2000 credo. In quelloccasione avevo scattato tantissime foto in bianco e nero con la mia vecchia Nikon quando esistevano ancora i rullini. Le stesse foto le avevo poi fatte sviluppare da un fotografo e me le ero stampate in camera oscura. Ovviamente non ve le posso far vedere perché stanno da qualche parte in una cantina in Puglia, ma sono riuscita a recuperarne una dal mio fotoblog: una macchina bruciata, in un posto sperduto del Wicklow, sulla costa sud-est di Dublino.
Di questo Paese, avevo un bellissimo ricordo, grazie proprio a questo viaggio in cui avevo esplorato un po la zona più selvaggia, la natura incontaminata, ed ovviamente Dublino.
Soprattutto mi ricordavo benissimo di una trattoria in cui avevo mangiato un fantastico risotto alle pere e gorgonzola. Un posto che mi ha attanagliato per tanti anni e che mi ero promessa di tornare a visitare, qualora fossi tornata da queste parti. E infatti qualche tempo fa ci sono ritornata, ma ho capito che era meglio vivere nel ricordo.
Chiaramente quando visiti un posto per vacanza, tutto ti sembra bellissimo, anche perché del luogo apprezzi quello che di buono ti offre in un tempo molto limitato. Quando invece decidi di viverci (per volontà tua o di qualcun altro), allora il discorso cambia un po.
LIrlanda me limmaginavo un po come lInghilterra, burocraticamente parlando. A parte la moneta diversa, la lingua e laccento diversi, pensavo che più o meno qui tutto funzionasse come dallaltra parte del mare. E invece no.
Nel cercare casa in fretta e furia, mi sono imbattuta in un posto sperduto a nord di Dublino, chiamato Bettystown. Lannuncio parlava di una casa sul mare, senza troppi fronzoli contrattuali e troppe richieste di referenze. Vista lurgenza che avevo di traslocare, lho subito presa, anche perché pensavo che poi nel caso non mi fossi trovata bene, potevo sempre cambiare unaltra volta... Certo dopo Bournemouth pensavo che continuare a stare sul mare, fosse diventato un po il mio ambiente naturale anche perché pensavo che raggiungere Dublino o altri posti limitrofi, sarebbe stato un gioco da ragazzi. Non é che mi fossi informata moltissimo su questo posto, sapevo solo che era un posticino tranquillo nel mezzo di niente e con circa 10mila abitanti. Va beh che sarà mai, ho pensato...
Tanto per cominciare qui se non hai il PPS (Personal Public Service Number) non riesci a fare niente. Il PPS é una specie di NIN inglese (che non é lacronimo di Nine Inch Nails, ma piuttosto National Insurance Number) o del nostro CF italiano. Per ottenerlo bisogna essere residenti, o lavorare in Irlanda. Il che già ti complica la vita se tu non appartieni a nessuna delle sopra citate categorie. In fondo in fondo poi, ti dicono che puoi ottenerlo anche se hai una residenza temporanea, del tipo un B&B or la casa di un parente. Fatto sta che anche per cercare casa te lo chiedono, é un documento da fare subito appena si mette piede qui. Io non ne ho avuto granché bisogno visto che lavoro ancora per il Regno Unito e alla mia padrona di casa qui, non interessava più di tanto, ma le agenzie invece, me lo hanno chiesto.
In Inghilterra il servizio sanitario é gratuito. Qui, no. Mentre una vista medica in UK non la pago, a meno che non decido di andare da uno specialista, qui in Irlanda se hai un reddito superiore a un tot, devi pagare sia la visita medica che le medicine. La visita da un medico generico costa dai 40 ai 60 Euro, una ricetta medica costa sui 25 Euro e persino per ottenere il foglio medico per giustificare un assenza da lavoro, qui lo devi pagare. Le donne incinte hanno un numero limitato di visite gratuite, fino ad un certo periodo anche dopo la nascita, dopodiché devono pagare anche per quello. Mentre in Inghilterra le donne in attesa per esempio, hanno diritto ad assistenza sanitaria gratuita, incluso il dentista. Qui, se non hai la "medical card" vuol dire che non puoi usufruire di questi servizi gratuiti. Non so come funziona in Italia adesso ma io ero rimasta che le visite dal medico non si pagavano a prescindere dal reddito.
Mentre in Inghilterra puoi comprare qualsiasi cosa online, qui no. Anzi, qui si fa fatica ad ordinare anche dallInghilterra, molti specificano proprio che non spediscono da queste parti. Anche questa cosa mi fa parecchio girare le scatole perché io sono abituata a comprare quasi tutto online.
Qui a Bettystown, ho a disposizione 3 negozi alimentari. 1 Tesco, 1 Donovan e un Centra. Il primo market noto a molti, gli altri due non li avevo mai sentiti nominare. E io che detesto fare la spesa nei supermercati, non ho molta scelta, se non tra questa minestra o andare a Dublino con il carrello della spesa e scioppare al mercato frutta e verdura allaperto, oppure andare a Drogheda, che sta a 20 minuti di autobus da qui. I cassieri dei supermercati qui mi odieranno, perché vado sempre a chiedere se hanno cose "strane", del tipo: "ce lavete il silken tofu? e la crema spalmabile di carrube? e lo yogurt di soya?" Vabbé va, come non detto.
In compenso ho a disposizione due farmacie, un dentista, due ristoranti cinesi, una palestra, una sala giochi e più giù verso Laytown, una chiesa con vista. Pescherie: ZERO. Nonostante il pesce non rientri quasi più nella mia dieta, questa é ancora una di quelle cose che non riuscirò mai a comprendere. Anche a Bournemouth o persino nel Devon, per avere un po di pesce fresco, lunica soluzione era andarselo a pescare! Qualche giorno fa, dopo aver visto un video sulla raccolta delle vongole, ho deciso di andare a chiedere in un negozietto qui vicino che vende un po di tutto, se avessero un affare simile. Lui mi ha guardato e ha risposto: "EH?!"
I mezzi di trasporto da qui sono sporadici. Per esempio, per andare a Dublino, ho a disposizione solo un autobus che parte ogni ora dal lunedì al venerdì, più sporadico durante i weekend e nei bank holidays.
Non essendo riuscita a tornare a casa per recuperare qualche oggetto personale, non posso neanche affittare una macchina. Per farlo serve laltra metà della patente, che io ho ovviamente, ho lasciato rinchiusa in un cassetto a Londra! Anche perché per affittare una macchina da qui bisogna andare o a Drogheda oppure allaeroporto di Dublino. Poi però per tornare a casa, se poco poco sgarri lorario del bus, ti tocca tornare in taxi alla modica cifra di 65 Euro. Per andare in aeroporto tra laltro, da qui non esiste un autobus diretto. Si deve prima viaggiare a sud verso Dublino e da lì tornare indietro a nord verso laereoporto. Oppure andare a nord verso Drogheda, quindi ridiscendere verso sud. Un manicomio insomma.Come se non bastasse se si vuole fare un viaggio a caso, le compagnie aree volano tipo alle 6 del mattino oppure bisogna prenotare di settimana in settimana, precludendosi così la possibilità di quei tanto amati, weekend brevi.
Insomma, mancando molti servizi che rendono la vita più facile, ho avuto veramente un po di problemi ad ambientarmi. Le temperature polari e linverno in generale poi, non mi hanno per niente facilitata. Per cui ho trascorso questi ultimi mesi, vivendo come una sorta di eremita. Certo, ci sono posti peggiori al mondo in cui vivere, ma dopo un po anche il più sano di mente uscirebbe un po pazzo qui!
Lidea di spostarmi a Dublino mi é balenata un paio di volte, ma poi ho desistito per varie ragioni logistiche e pratiche, ma soprattutto perché avevo avuto la vaga illusione che sarei potuta tornare a Londra prima del previsto. Intanto il tempo é passato ed ora che manca poco, mi conviene godermi questa gelida natura a disposizione, finché dura.
Continua a fare freddissimo, ha persino nevicato, ma a tratti si vede anche il sole. Da qui si entra per andare alla "famosa" spiaggia di Betty.
A destra: lo sport preferito da queste parti si chiama "stai al caldo in macchina e guardati il mare, mentre sfrecci con la tua torpedo rossa sulla sabbia".

Non a caso appena entri ci sono anche i limiti di velocità. Io una spiaggia così non lavevo mai vista.
E i cartelli continuano qua e là per la spiaggia anche andando più giù. Anche se io ho visto ragazzini fare il motocross e addirittura un avventuroso che usava la spiaggia come pista datterraggio per un enorme areo telecomandato....boys and toys!
A destra: famoso monumento a non so cosa, poco prima di entrare nella spiaggia.
La famosissima sala giochi "Funtasia", che di fun non ha veramente niente. Una piccola triste sala bowling e poi per il resto sono tutte macchinette dove si possono trovare giovini anziani, a far fuori la pensione.
A destra: la farmacia, una delle due, con tanto di nome dedicato al villaggio, hai visto mai che uno avesse unamnesia e non si ricordasse più dovè.

Il ristorante cinese, nonché il palazzo dove vivo, per fortuna non direttamente sopra né direttamente accanto altrimenti a questora avrei imparato il cinese anchio. Il menù non é malvagio, per Betty, direi che é più che dignitoso, con veri cinesi allinterno che non parlano una parola di inglese, men che meno di Irish.

Vi faccio vedere alcune misere foto, di cui un paio scattate la settimana scorsa dallinterno della palestra e con il cellulare, quindi non di grande qualità. Vi garantisco che ho fotografato praticamente tutti i punti cruciali del villaggio, non cè molto altro da vedere insomma. Tutte le "attrazioni" si trovano nel giro di 1km. Cliccate sulle immagini se volete ingrandirle.
Quel giorno il vento era fortissimo ed il mare agitato. Cosa ci facessero i cavalli nellacqua gelida, non ne ho idea.
A destra: il mare in burrasca.

Non a caso appena entri ci sono anche i limiti di velocità. Io una spiaggia così non lavevo mai vista.Qui secondo me il cartellaio non sapeva bene che altro aggiungerci. Gli ha messi un po tutti.

E i cartelli continuano qua e là per la spiaggia anche andando più giù. Anche se io ho visto ragazzini fare il motocross e addirittura un avventuroso che usava la spiaggia come pista datterraggio per un enorme areo telecomandato....boys and toys!
A destra: famoso monumento a non so cosa, poco prima di entrare nella spiaggia.
La famosissima sala giochi "Funtasia", che di fun non ha veramente niente. Una piccola triste sala bowling e poi per il resto sono tutte macchinette dove si possono trovare giovini anziani, a far fuori la pensione.
A destra: la farmacia, una delle due, con tanto di nome dedicato al villaggio, hai visto mai che uno avesse unamnesia e non si ricordasse più dovè.

Il ristorante cinese, nonché il palazzo dove vivo, per fortuna non direttamente sopra né direttamente accanto altrimenti a questora avrei imparato il cinese anchio. Il menù non é malvagio, per Betty, direi che é più che dignitoso, con veri cinesi allinterno che non parlano una parola di inglese, men che meno di Irish.
A destra: la palestra, con vista mare. Fiore allocchiello di questo posto. Vedi il mare da quando corri sul tapirulan a quando sei comodamente spaparanzato nella vasca Jacuzzi. Sono soddisfazioni.
Infine, la chiesa di zona, che io trovo piuttosto inquietante con quel robo in mezzo che sembra più il monumento ai seguaci di satana che altro, situata nel villaggio a fianco che si chiama Laytown. (Bettystown, Laytown, Julianstown...grande fantasia). Anche questa, neanche a dirlo, con vista mare.
Cosa centrano le falafel al forno? Niente, ma proprio niente. Forse solo linconscio, ma anche conscio, desiderio di un posto al caldo! Nel frattempo mi preparo per il Bank Holiday weekend e per la festa di San Patrizio, sempre che non piova...
INGREDIENTI
* 2 confezioni di ceci in scatola, o precotti a casa
* 2 fette di pane integrale raffermo o tostato, oppure pan grattato
* 1 piccola cipolla rossa
* 1 spicchio daglio
* 1 cucchiaino di coriandolo in polvere
* 1 cucchiaino di cumino in polvere
* 1 cucchiaino di pepe di cayenne
* 1 cucchiaino di bicarbonato
* il succo di 1 limone
* 1 cucchiaio di olio
* sale
Mettete tutti gli ingredienti nel mixer finché non avrete ottenuto un composto facilmente malleabile. Formate delle palline piccole che andrete ad appiattire un po, se invece decidete di friggere, allora potete dargli una forma tondeggiante. Infornate a 180C per 15 minuti, poi girate e lasciate dorare per altri 10 o 15 minuti. Servite con una salsa composta da yogurt di soia o al naturale, un cucchiaio di succo di limone, pepe di cayenne, olio di oliva e sale.
ENGLISH TRANSLATION - BAKED FALAFEL WITH YOGURT SAUCE INGREDIENTS * 2 cans of chickpeas, or cooked by yourself * 2 slices of whole bread or bread crumbs * 1 small red onion * 1 clove of garlic * 1 tsp of coriander powder * 1 tsp ground cumin * 1 tsp cayenne pepper * 1 tsp baking soda * the juice of 1 lemon * 1 Tbsp of olive oil * salt Put all the ingredients in a blender until all combined and smooth enough to shape. Shape into small balls and flatten them a bit on parchment paper, if you decide to fry them, then is fine to shape them into small balls. Bake at 180C for 15 minutes, then turn and let brown for another 10 or 15 minutes. Serve with a sauce made of soya yogurt or natural yogurt, a Tbsp of lemon juice, cayenne pepper, olive oil and salt to taste.
Sono passati due anni, sette mesi e qualche giorno dallultima volta. Il tempo é letteralmente vo-la-to. E proprio vero che dopo i 30 e meglio smettere di contare, il tempo passa anche quando non ci si diverte un granché.
Molti mi hanno data per dispersa, chi sparita nel vuoto, chi rapita dagli alieni. Alcuni mi hanno cercata, emailata, contattata, chiedendomi dove fossi finita e che fine avessi fatto. Ma non é che se uno sparisce significa che abbia fatto per forza una brutta fine. Non ho mai sentito lesigenza di mettere un cartello fuori la porta per avvisare che "Sono fuori, torno presto". Ho lasciato la porta di casa aperta, direi spalancata, nellattesa che lispirazione mi ricogliesse, che avessi qualcosa da dire e che sentissi il bisogno di farlo.
Certo di cose ne sono successe. Tanto per cominciare sono diventata zia di un bellissimo bambino che pero fino ad ora ho avuto solo la possibilità di vedere una volta. Ho viaggiato poco, lavorato tanto e ri-traslocato altre due volte. Si, beh, se non mi spostassi ogni due per tre non mi chiamerei come mi chiamo.
Dopo la mia vacanza a Capri dellultimo post, ho iniziato ad avere una certa noia della città, del mondo frenetico fatto di palazzi alti e di persone che vanno avanti e indietro senza sapere dove, sviluppando un senso di disagio, finché non ho deciso di voler cambiare aria. Unaltra volta.
Prima che mi decidessi é comunque passato un altro bel po di tempo. A metá Febbraio del 2012, ho trascorso un weekend a Bournemouth, nella regione del Dorset. Faceva ancora parecchio freddo, ma il mare immenso e la lunga spiaggia di 22Km, mi hanno convinta che quello era il posto giusto. Sicché dopo un paio di settimane ho cercato e trovato casa e mi sono spostata agli inizi di Aprile. Lidea era quella di trascorrere solo 6 mesi, asciugarmi un po le ossa e poi ritornare a casa. Ma le cose non sono andate esattamente così...
Bournemouth é una bella cittadina, popolata di turisti e studenti nei mesi estivi, piuttosto morta nei mesi invernali, come tutti i posti di mare. E una cittadina a vera misura duomo, dove i contatti umani sono possibilissimi viste le distanze ravvicinate alle quali non ero più abituata. A Londra, per esempio, se devi incontrare qualcuno, prima devi prendere un appuntamento, neanche dovessi andare dal medico, di solito fissato dopo una o due settimane, ovvero quando a me é già passata di gran lunga la voglia o mi sono completamente scordata chi dovevo incontrare. Io sono più un tipo da "Che fai - niente - ci vediamo - a che ora - ok a dopo".
Ho affittato una casa piuttosto centrale e non lontana dal mare, la casa più antica nella quale ho vissuto credo, un enorme casone del 1883 diviso in tanti appartamenti. Certo una casa ristrutturata, ma pur sempre un gran pezzo di antiquariato. Tantè che solo dopo un paio di settimane di permanenza, ha iniziato letteralmente a piovermi dentro.
Allinizio due gocce, poi quattro, poi secchio e pezza e telefonate demergenza alla mia landlady che se ne stava beatamente allasciutto in Grecia.
Tutti mi dicevano che di solito a Bournemouth fa caldo destate. Vedrai, lestate arriverà. Ma più passava il tempo e più mi rendevo conto di aver beccato lanno più sfigato della storia di Bournemouth: non ha fatto altro che piovere, piovere, piovere e piovere. Ho goduto veramente poco delle giornate di sole, ma per quel poco, sono comunque riuscita a fare dei bei giri in bicicletta sul lungomare, passeggiate nella natura, tanta aria buona e qualche nuovo contatto umano.
Il mio soggiorno dunque, doveva durare solo 6 mesi. Per spostarmi a Bournemouth ho dovuto affitare la mia casa di Londra, per permettermi di affitarne unaltra.
Mi sono messa quindi alla ricerca del perfetto inquilino. Qualcuno che avesse fin chiaro dal principio che io andavo via per soli 6 mesi, qualcuno che fosse affidabile con i pagamenti, che avesse delle referenze decenti e che non mi demolisse quel poco di arredamento che ho.
La prima intervistata voleva portarsi in casa un pianoforte. Lho guardata e ho subito pensato "No, questa no. Ma non lo vedi che non ci entra un piano in questa casa? Che solo per farci entrare un divano ad angolo ho quasi dovuto sfondare la porta. Che qui le porte le fanno larghe 50cm se ti va bene e le finestre non ne parliamo." Bocciata.
Poi é arrivata una signora che doveva essere una single, invece veniva con figlia a carico, ma che voleva stare solo per 3 mesi. Bocciata.
Altri interessati non hanno neanche superato il colloquio, finché mentre guardavo gli annunci di chi cerca casa, non me nè balzato allocchio uno. Era quello di un certo P., sui quarantanni, palestrato anche troppo e con una malattia poco bella. Il suo annuncio in breve diceva che nonostante la sua condizione, anche lui si meritava un posto decente dove vivere. E io spinta da un insano istinto di croce-rossa, gli ho scritto. Gli ho detto che mi dispiaceva per quello che stava passando e che magari se non trovava niente potevamo parlarne (maledetto quel giorno).
Dopo quel messaggio ne sono seguiti altri fino a quando non siamo arrivati ad incontrarci.
P. si é presentato con accompagnatore al seguito. Entrambi sono rimasti subito colpiti dalla casa. Ci siamo seduti sul divano ad angolo ed abbiamo fatto quattro chiacchiere. "It feels great! I will treat this place like my home!", ha detto subito lui. Ed io ho pensato bene, ma che bello, sembra uno affidabile, nonostante pesi 200kg ed abbia muscoli ovunque, e poi, dice che tratterà casa come se fosse sua! (proprio).
Gli ho spiegato per benino che io andavo ma poi tornavo, sei mesi insomma, sei sicuro, va che io devo tornare, non ti mettere in testa strane idee, a meno che non cambio idea io, sono solo sei mesi. Lui diceva si a qualsiasi cosa, gli bastava avere la casa.
Mi ha raccontato un po della sua malattia e del fatto che percepisse un sussidio mensile. Al che ho pensato che laccompagnatore fosse proprio un assistente sociale, venutosi ad accertare delle condizioni decenti della futura dimora. Un ragazzo alto 2 metri, magro magro, timido e polacco.
Approfondendo la conversazione lui mi ha spiegato che cercava un posto solo per se stesso, che il suo fidanzato aveva giá dove vivere. Gulp!
E insomma vivi a Londra e normale che ti si presenti un culturista altro 1 metro e una gazzosa con un fidanzato polacco di due metri. Non cé da stupirsi. E infatti io non ho fatto una piega. Nonostante i benefits, i bicipiti, i tricipiti, i quadricipiti e il fidanzato al seguito, ho finito per fargli un contratto di sei mesi e sono partita tranquilla (aimé), lasciando l80% delle mie cose, a casa.
I mesi sono trascorsi lenti a Bournemouth, ottobre sembrava non arrivasse mai. Dopo 3 mesi mi sono totalmente rotta di stare lí. Il tempo faceva pena, mi pioveva in casa, faceva freddo, sia fuori che dentro.
Verso i primi giorni di ottobre ho iniziato ad impacchettare quelle poche cose che mi ero portata al seguito. Mi ricordo di quanto fossi eccitata di ritornare in cittá. Strana la vita. Dopo qualche mese di detox ero pronta a rituffarmi nel caos ordinato di Londra.
Una settimana prima della mia partenza mi arriva un email dal fidanzato polacco che nonostante non vivesse con P., gli faceva da segretario. K., il polacco, mi scrisse _"Mi dispiace, ma P. non ha ancora trovato casa e per questo non se ne può andare. Ti faremo sapere non appena possibile_."
Come non ha trovato casa? Come non se ne può andare? Ma e uno scherzo?
No, non era uno scherzo per niente. Ho preso il telefono e ho chiamato P. Dopo vari tentativi, lui finalmente ha risposto e la prima cosa che mi ha detto é stata _"Conosco i miei diritti, non diventerò homeless per colpa tua, da qui non me ne vado, tu non mi puoi cacciare"._
Colpa mia? Ma colpa di che? Di averti affittato casa e di essermi fidata di te?
Cercai di farlo ragionare, invano. Lui non ne voleva sapere. Gli offrii persino di condividere casa finché non ne avesse trovata unaltra. Ma niente, imperterrito mi disse che dal Council gli avevano consigliato di non schiodarsi finché non trovava una casa che piacesse a lui. E io? Ma io che faccio? Lui rispose dicendomi di fare la stessa cosa. _"Stai dove stai e non ti muovere che tanto nessuno ti può cacciare, é un tuo diritto."_
Un mio diritto? Ma diritto di cosa? Di comportarmi come un delinquente come te?
Mi sbatté il telefono in faccia e subito dopo mi inviò un messaggio per chiedermi di richiamarlo. Pensai subito che avesse cambiato idea, che magari avesse voluto scusarsi e che avrebbe accettato la mia proposta di condividere. No. Sbagliato.
Gli chiesi almeno di poter andare a casa a prendere della roba, visto che non ci potevo ritornare ed avevo con me un guardaroba leggermente estivo per la stagione autunnale _"Almeno fammi entrare a casa mia per prendere qualche maglione."_ Lui mi chiese con chi sarei andata, quando e come e poi aggiunse: _"Stai attenta, sono stato anche in carcere, non sai di cosa sono capace"._
Sapessi io quando mincazzo di cosa sono capace!!!! Chissà come mai durante il colloquio non me lo avevi detto che sei stato dentro. Come se tutti gli altri dettagli del curriculum non fossero abbastanza. Mi disse di non andare proprio a casa, ed io sinceramente a quel punto non avevo nessuna voglia di confrontarmi con un tipo del genere, che si era trasformato in Mr. Hyde dal giorno alla notte.
La conversazione finì con uno spiacevole fuck off da parte sua e con una minaccia di denuncia per harrasment se avessi continuato a chiamarlo. Harrasment a me. Che ho semplicemente cercato di comunicare e di capire a che gioco stesse giocando.
Quella, é stata lultima volta che io e P. ci siamo sentiti al telefono.
Ero nei pasticci anche con la mia landlady, nonostante lei si fosse dimostrata molto comprensiva. Le spiegai la situazione, dicendole che nonostante conoscessi i miei diritti, io di rimanere in quella casa, non avevo comunque intenzione, soprattutto visto che anche lei a sua volta aveva organizzato il suo trasloco di ritorno. Le dissi che avrei cercato casa e me ne sarei andata il più presto possibile, al massimo un paio di settimane.
In realtà a quel punto avevo tre opzioni. Restare dovero e comportarmi da delinquente, affittare un altra casa a Bournemouth, o cercarmene una a Londra.
Lultima opzione la scartati subito. Lidea di tornare a Londra andando in affitto in unaltra casa, sapendo che dietro langolo cera casa mia, mi avrebbe fatto incazzare molto di più. Restare a Bournemouth non se ne parlava visto che già ero psicologicamente pronta per andarmene. Che fare?
Mi misi alla ricerca di una casa e la trovai. In Irlanda. Ma questo argomento richiede proprio un capitolo a parte.
Nel frattempo, siccome le cose andavano per le lunghe, fui costretta a rinnovare il contratto a P., che tanto da casa mia non aveva intenzione di andarsene, tanto valeva, rinnovargli il contratto per altri sei mesi.
Sbagliare humanum est, but perseverare is diabolicum indeed.
Intorno alla metà di dicembre, con una scusa, gli chiesi cortesemente di cercarsi unaltra casa perché a me sarebbe servito urgentemente di ritornare alla base. Il fidanzato polacco mi scrisse dicendomi che intanto P. non voleva più parlarmi, (come sei io invece avessi tanta voglia di farlo) ma che avrebbe fatto di tutto per cercare una nuova casa verso metà gennaio.
Siamo a marzo e questo energumeno sta ancora a casa mia. Legalmente ne ha tutto il diritto perché il contratto scade ufficialmente a fine aprile. Lunica cosa che posso fare é sperare, per il momento, che vada via senza doverlo denunciare e dover intraprendere una lunga e costosa battaglia legale.
In questi mesi ho avuto la certezza che la giustizia non é proprio di questo mondo e che la disperazione fa diventare la gente arrogante. _"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società, é il dubbio che vivere onestamente sia inutile." - Corrado Alvaro_
Ho simpatizzato molto con la famigliola del film "Tutti contro Tutti", uscito da poco nelle sale italiane. Un film in cui si narra la storia di una famiglia, che esce per andare alla comunione del figlio e rientrando trova la loro casa (in affitto), occupata.
Diciamo che il mio é un caso un po diverso, ma le sensazioni sono identiche. E un po come ritrovarsi la casa invasa dai ladri.
In particolare in una scena del film, la protagonista Kasia Smutniak, polacca nella vita e anche nel film tra laltro, legge il tema che suo figlio ha fatto a scuola, che riarrangiato, fa più o meno così..
TEMA: I MIEI SOGNI PER IL FUTURO
I miei sogni per il futuro sono pochi, anzi, se proprio ci penso bene, sono uno solo: ritornare a casa mia.
Io finora avevo sempre pensato che casa mia era a Londra, al secondo piano di un ex council building, poi invece negli ultimi mesi ho capito che casa non é soltanto una cucina, un bagno, o un tavolo, la casa é quando sento il mio vicino di sopra che fa rumori tutta la notte, la mia vicina a destra che fa il lavoro piu antico del mondo e quello a sinistra che si fa le canne tutto il giorno. Lo so che é strano, ma il mio sogno per il futuro é di tornare al passato, quando stavo dentro casa mia, e nonostante tutto, mi sentivo bene.
Almeno questa casa (n.d.r. fiordizucca), non me lha ancora tolta nessuno.
INGREDIENTI PER LA BASE
* 250gr di farina
* 100gr di cacao in polvere
* 120gr di zucchero di canna
* 2 cucchiaini di bicarbonato
* 1 pizzico di sale
* 100gr di margarina di semi di girasole
* 450ml di Guinness
* 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
* 1 cucchiaio di aceto di mele
INGREDIENTI PER IL FROSTING
* margarina di semi di girasole
* burro di arachidi senza zucchero e possibilmente senza sale
* 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
* zucchero a velo
Sbattete la margarina con lo zucchero, aggiungete il cacao in polvere e la vaniglia. Versate la farina setacciata, il sale e la Guinness fino ad ottenere un composto omogeneo. Alla fine aggiungete il bicarbonato e laceto di mele. Versate in uno stampo pre-imburrato ed infornate a 180C per circa 30 minuti o finché cotta nel centro. Lasciate raffreddare, poi tagliate la base e decorate a piacere con il frosting.
Le quantità dipendono dalla torta sfornata e dallo stampo che avete usato. Io ho usato 200gr di margarina, con 100gr di zucchero a velo e burro di arachidi quanto mi é servito.

ENGLISH TRANSLATION - GUINNESS CAKE WITH PEANUT BUTTER FROSTING INGREDIENTS FOR THE SPONGE * 250gr flour * 100gr cocoa powder * 120gr brown sugar * 2 tsp baking soda * 1 pinch salt * 100gr sunflower margarine * 450ml Guinness beer * 1 tsp vanilla extract * 1 Tbsp apple cider vinegar INGREDIENTS FOR THE FROSTING * sunflower margarine * peanut butter with no added salt or sugar * 1/2 tsp vanilla extract * icing sugar Beat margarine and sugar, add the cocoa powder and vanilla. Add the sifted flour, salt and Guinness until mixture is smooth, then the baking soda and apple cider vinegar. Pour into a pre-buttered mold and bake at 180C for about 30 minutes or until cooked in the middle. Let it cool, then cut the base and decorated with frosting as desired. The amount of frosting depends on the mold you baked the cake into. I have used 200gr of sunflower margarine with 100gr icing sugar and peanut butter as I needed.
Questanno ci siamo persino dimenticati del compleanno di Fiordizucca (n.d.r. 24 Luglio 2010). Eppure 5 anni non sono tanti, praticamente una bambina, ma per la vita di un blog sembrano tantissimi.
Quasi per coincidenza ritorno a scrivere proprio qualche giorno dopo. Un po senza volerlo e un po anche volendolo. Per tutti quelli che si sono chiesti che fine ho fatto, direi nessuna fine. Sono sempre dovero, lavoro sempre dove lavoravo, mangio sempre quello che mangiavo più altre cose nuove. Semplicemente sono un po lontana dai fornelli, mi manca lispirazione e anche la voglia. ma continuo a viaggiare e a godermi splendidi posti come questi che vedrete nella galleria.
Dopo il Marocco, difficile da dimenticare, ho deciso di tornare a fare una breve vacanza italiana, visitando quei posti che solitamente guardo nelle cartoline, posti unici al mondo che non hanno niente da invidiare ad altre mete più lontane ed esotiche.
Ho sofferto molto il caldo andandoci a giugno, non oso immaginare in Agosto, ma se amate il caldo potete osare.
Per chi avesse voglia, le foto gallerie sono visionabili cliccando sullimmagine in alto, oppure qui.
Grazie a tutti quelli che hanno scritto, preoccupati o chiedendomi di ritornare. Per ora questo è tutto quello che ho da dire. Al prossimo viaggio, direi.
Pensavate che fossi stata rapita nel deserto o scambiata per un centinaio di cammelli? No, purtroppo sono tornata. Purtroppo si, perché passare da 26 gradi di Marrakech ad una manciata di gradi di Londra, è un trauma non indifferente. Traumatico è stato il ritorno, come non mai. Di posti ne ho visti, visitati, e di vacanze ne ho fatte, ma questa è stata unimmersione senza fiato in un mondo totalmente diverso, mai esplorato prima e neanche immaginabile nonostante le foto o i video o di come ce lo raccontano i film.
Trascorsa la notte in bianco in aeroporto, grazie a Santa Ryanair che fa partire i suoi fantastici voli low cost, non tanto low cost ormai, alle 6 del mattino. Una famiglia di rumeni mi ha tenuto compagnia per tutta la notte, le signore non riuscivano a smettere di parlare, sembravano mitragliette impazzite, bevevano caffè nero bollente e si tenevano svegli fino al collasso totale proprio quando io avevo deciso che ormai di dormire non se ne parlava più.
Laeroporto di Luton è minuscolo, i passeggeri in attesa del proprio volo stazionano in una saletta aperta tutti assieme. Cè chi cammina avanti e indietro, chi russa beatamente, chi dorme a terra e chi continua a guardare giornali a scrocco nelledicola allangolo della piazzetta.
Il volo è in orario. E vorrei vedere se alle 6 si permettono anche di ritardare. Superato brillantemente il check in e lansia di trasportare più del peso consentito, si sale a bordo e finalmente crollo in un sonno altalenante, interrotto più volte dalla voce assordante della hostess che cerca di vendermi patatine, caffè, gratta e vinci e popcorn. La ignoro infilandomi due auricolari nelle orecchie, ascoltando Tchaikovsky nella speranza che almeno lui mi addormenti per le prossime 3 ore e 20 di volo.
Eh si, il Marocco sta proprio giù giù, guardo la mappa sulla rivista di fronte a me, mi ricordo di quando ho volato più o meno alla stessa altezza per andare a Lanzarote, anni fa.
Il capitano dice che a Marrakech è nuvoloso e che pioviggina. Impreco in arabo ma poi mi dico "Seeee, figurati se in Marocco piove".
Come spesso accade, negli ultimi attimi di volo, socializzo con i miei vicini. Con gli inglesi si fa fatica a socializzare anche se stai in una camera di un metro quadrato per ore ed ore. Se non gli parli tu, loro ti ignorano allegramente. E una coppia che sta andando in Marocco per una mini vacanza di golf. In realtà il marito golfeggia, la moglie prenderà il sole o raccatterà le palle.
Tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo toccando terra. Nessun aereo dirottato, nessuna bomba, nessun pazzo a bordo, tutto regolare.
Lasfalto è umido e qualche nuvola in effetti cè, ma il sole sta proprio dietro langolo e spunta. Alè, certo non ci sono 40 gradi ma laria si sente, è diversa.
Il primo impatto è stato immediato. Si percepisce esattamente di essere atterrati in un posto nuovo, diverso. Il controllo passaporti dura una vita, poi per fortuna nessuna valigia da ritirare e subito mi attende alluscita, un poliziotto con un mitra e un mucchio di uomini vestiti di scuro tutti ad attendere qualcuno, molti di loro con dei cartelli in mano.
Dallalto si nota subito, sembra una piazza di un piccolo centro, abitato solo da uomini. Le poche donne che circolano sono accompagnate da altri uomini o coperte. Gli uomini si baciano sulla guancia per salutarsi, le donne in alcuni casi stringono la mano ma niente più.
Laereoporto Menara mi sembra bellissimo. I vetri sembrano ricamati a mano come i tatuaggi allhenna che le ragazze fanno in piazza, sulle mani dei turisti. Oltre alle sedioline di plastica su un lato, ci sono anche dei divanetti coloratissimi e una musica arabeggiante proveniente da un angolo dello stesso aeroporto che di per sé già sembra un mercatino.
Vengo trasportata in macchina dallaereoporto al Riad Karim. Una tipica casa marocchina con sole 4 camere da letto, nel cuore della Medina, il centro storico di Marrakech. Lenorme macchina che mi trasporta, attraversa stradine piccolissime, piene di persone, di motorini, di frutta e verdura e di carne appesa.
I negozi a Marrakech sono "da fuori per fuori", ovvero non ci si entra come nei nostri tipici negozio di alimentari o macellerie, ma la merce è esposta e il compratore sta al di fuori.
Nonostante la notte trascorsa in bianco, arrivo al Riad, e, giusto il tempo di guardarmi in torno e una doccia, mi tuffo subito nelle vie colorate e lavventura ha inizio.
Di nuovo, limpressione è quella di essere circondata da tanti uomini, ogni tanto qualche donna con la busta in mano si intravede, coperte alcune, meno coperte le altre ma pur sempre con un vestire rigorosamente casto. Nonostante il mio aspetto tipicamente terronico, vengo notata come una turista e a turno i commercianti ad ogni angolo di strada, cercano di vendermi qualsisi cosa: dai tappeti allolio per i massaggi, dalle spezie alle ciabatte.
Aihmè incappo subito in un "vicino di casa" il quale con un inglese quasi perfetto cerca di rifilarmi spezie che probabilmente stazionano nel suo negozio dai tempi del dopoguerra. Un po stizzita io gli dico che ora me ne vorrei andare un po a zonzo, che sono appena arrivata e non mi va di fare già shopping. Lui mi fa promettere, con tanto di stretta di mano, che tornerò a comprare le sue fantastiche spezie e che il prezzo sarà sicuramente vantaggioso, non come quelle che vendono laggiù. Ho fatto una cosa che non avrei mai dovuto fare. Promettere. Una promessa è una promessa ovunque, ma a Marrakech lo è in maniera particolare.
I commercianti si ricordano di te, se gli dici "torno dopo", loro ti fermano ogni volta che passi, e ti chiedono se il "dopo" è finalmente arrivato e tu continui a dire, "torno dopo" e loro imprecano qualcosa in arabo e anche a questo giro te li sei levati dai piedi.
Mi ero messa in testa ad un certo punto di fare laffare del secolo e comprare un tappeto. Ma non un tappetino piccolo, una roba enooooorme. Sicchè sono entrata in uno dei tanti negozi di tappeti, del resto anche un po guidata dai commercianti stessi, e sono entrata nel paradiso del tappeto per eccellenza. Tappeti ovunque. Gialli, rossi, gialli e rossi, verde, scurino, scuretto, carino, bello, enorme, caro. Quello che piaceva a me costava tipo duemilaecinquecento euri. Gli ho detto che era fuori dal mio budget, ma proprio di brutto. Sicchè è iniziata una trattativa divertente ma anche senza nessun tipo di esito positivo, ed ho imparato che per togliersi dai piedi un commerciante insistente, è necessario fargli un offerta che non scorderà mai più in vita sua. Gli ho detto che potevo dargli massimo centicinquantaeuri. Lui si è veramente risentito di questa offerta indecente, ha chiuso tutti i tappeti che fino ad allora mi aveva mostrato, in un battibaleno ha riposto tutto in ordine e a mala pena mi ha salutata verso luscita. Insomma lha presa proprio male eh! Però ho capito che lunico sistema per sfuggire allassalto di chi voleva vendermi qualcosa era quello di 1. non fare promesse 2. dire che avevo già comprato 3. fare un offerta bassissima 4. dire no in maniera definitiva, senza "torno dopo" e senza "si forse". Adottare insomma la stessa fermezza che adottano loro nello stressarti al contrario.
Dopo un giorno e mezzo di cammino tra mercatini, bancarelle, scimmie e serpenti, ho provato lesperienza unica ed indimenticabile dellhammam. Anche in questo caso, ci sono tanti ragazzi che volantinano svariati hammam nella piazza centrale di Djemma el Fna. Ne ho trovato uno sperduto in una viuzza della piazza, indicatomi il giorno precedente da un volantino con una offerta speciale. Qualche scalino per arrivare in cima alla reception dove mi ha accolto una ragazza dal capo scoperto. Ci siamo accordate sul prezzo e sul trattamento, mi ha fatto visitare il piccolo centro, ho pagato e finalmente mi ha fatto salire qualche altro scalino per accedere in unaltra stanza. Una piccola tende divideva lo spogliatoio dal piccolo salottino dattesa. Laccappatoio, un paio di ciabatte ed un perizoma di carta riciclata sono forniti direttamente dal centro. Una ragazza mi accompagna in una stanzetta piena di vapore, gli occhiali mi si appannano. Chissà dove pensavo di andare che me li sono portati appresso! Vedo una figura vaga di donna, mi toglie gli occhiali e mi guida verso un tavolino di pietra coperto da un tappetino di spugna. Cerchiamo di capire che lingua parlare, ma lei non parla inglese e il mio francese è simile al mio arabo, quindi comunichiamo brevemente a gesti quando mi dice come mettermi e come girarmi. Il resto è fatto in silenzio. Distesa vedo due finestre quadrate sul soffitto bassissimo, è lunica luce che illumina la stanza annebbiata. Mi lava con acqua tiepida e con il savon noir, un sapone dallodore particolarissimo, fatto di olio e di olive nere. Dopo il primo lavaggio la signorina mi fa uno scrubbing di quelli mai visti in vita mia. Mi striglia come se fossi un cavallo, dalla testa ai piedi, e siccome non posso neanche parlare lascio che faccia tutto quello che deve fare, anche se vorrei poterle farle notare che sto dimagrendo di qualche etto con tutto quello scrubbing. Lei continua imperterrita. Mi risciacqua. Io sono stordita non capisco più niente. Mi fa una maschera al viso allargilla, profumata di rose. Poi mi riscqua unaltra volta. Mi mette seduta e ricomincia a lavarmi con una spugna e con un altro sapone, questa volta mi lava dalla testa ai piedi e persino i capelli. Oddio i capelli noooooooo!!! Niente, non ho neanche il tempo di pensare, ormai sono sotto il suo controllo. Come una centrifuga, mi risciacqua per lennesima volta e poi mi butta fuori dalla stanza annebbiata. Infreddolita, nonostante lenorme accappatoio addosso, resto seduta nel salottino dattesa nella speranza che qualcuno venga a recuperarmi presto. Nel frattempo la signorina di prima mi porta un tè alla menta. Lennesimo. Poi mi fa sciacquare la faccia con acqua di rosa, come se non bastasse.
Pochi istanti dopo mi fa cenno di scendere e mi accomodo in una stanzetta con le pareti nere e dei lettini con asciugamani rossi, una musica arabeggiante in sottofondo ed un profumo di olio di argan. Largan pare essere un albero molto diffuso in Marocco, del quale non avevo mai sentito nominare. Da questo albero crescono bacche di colore verde dalle quale viene prodotto un olio utilizzato sia in cucina che in cosmesi.
La signorina mi massaggia per mezzora, dalla testa ai piedi. Vorrei che non finisse mai e invece proprio sul più bello mi dice che è ora di rivestirmi e di togliere le tende. Lesperienza però è davvero esaltante, rigenerante e anche un po primitiva. E come tornare bambini, quando la mamma ti faceva il bagno la domenica.
Ho mangiato un cous cous finissimo accompagnato da verdure saporitissime. Faccio fatica a guardare il cous cous confezionato che trovo qui adesso, mi sembra tutta unaltra storia. Infatti è proprio unaltra storia, così come lo è la vita in questo posto magico e colorato, fatto di gente che dalla mattina alla sera non fa altro che cercare il modo per guadagnare due soldi per poter mangiare, sempre con il sorriso ed un occhio di riguardo particolare per laccoglienza degli stranieri. Si è vero, sono molto insistenti a volte, ma basta imparare a saper dire di no con garbo e tutto il resto è una passeggiata tra colori sgargianti, cieli azzurri (quando non piove), profumi di spezie, puzza di smog, le montagne innevate dellAtlas, scimmie, serpenti e un sacco di tè alla menta.
Ho impiegato parecchi giorni prima di riprendermi da questo viaggio e la valigia è rimasta intatta nel salotto di casa per qualche giorno prima di disfarla. La sensazione è quella di volerci ritornare, presto, di visitare paesi limitrofi, il deserto e sentire nuovamente il sole caldo addosso, ed il calore umano che forse da queste parti manca un po.
Speriamo che i marocchini mi perdonino per questa versione delle babouches sperimentale, dovrò sicuramente approfondire. Nellattesa, se vi va di guardare qualche foto di Marrakech cliccate qui o sulla foto in basso, sottolineando che mai come in questo caso, le foto non rendono le stesse emozioni vissute e provate nei giorni trascorsi. Benritrovati.
Ingredienti * 250gr di farina * 80gr di burro fuso * 1 pizzico di sale * 1 po di acqua di rose Ingredienti per il ripieno * 200gr di arachidi * 65gr di zucchero a velo * un po di acqua di rosePreparate la pasta mescolando tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto compatto. Riponete in frigo per mezzora. Tritate finemente le arachidi con lo zucchero a velo e aggiungete acqua di rose quanto basta per compattare il tutto. Riprendete la pasta e stendetela ad uno spessore di circa 4mm formato un rettangolo. Riponete un po di ripieno nel centro, arrotolate a forma di serpente chiudendo bene i bordi. Tagliate in senso obliquo e con le dita chiudete un lato del pezzettino tagliato per formare la scarpetta. Ripetete loperazione con le altre scarpette, infornatele a 180 C per circa 12 minuti. Glassate con miele a piacere.
Ingredients* 250gr flour * 80gr melted butter * 1 pinch salt * rose waterIngredients for the filling* 200gr peanuts * 65gr icing sugar * rose waterPrepare the dough by mixing all ingredients until you get a smooth ball. Put in the fridge for 30 minutes. Finely mix the peanuts with icing sugar and rose water until everything comes together. Take a piece of the dough, flatten it into a rectangular shape, put a bit of the filling in the middle and roll it to close the borders. Cut a piece obliquely and work it with your fingers to close 1 of the borders so a small shoe is created. Repeat with the rest of the dough and filling, then bake the little shoes at 180 C for 12 minutes. Glaze with honey if you like.

Avete presente quando viene la voglia? Beh, a me la voglia di caffè erano proprio aaaaannni che non mi veniva, tantè che è già da molto tempo che ho eliminato il caffè nella mia dieta quotidiana. Fatta eccezione di qualche cappuccino al quale non si può proprio dire di no, due o tre volte lanno. Sicché mi sono svegliata con la sacrosanta intenzione di preparare una torta al caffè con un ripieno al caffè. Niente di spettacolare, niente di eccezionale, solo per togliermi quella voglia che mi rimbalzava in mente da giorni e già che ci sono, per festeggiare il mio primo anno in questa nuova casetta, che forse un giorno vi presenterò! Ecco, sfizio levato, sfizio consumato.
Mentre voi gustate una fettina di questa torta, io vado a preparare la valigia, ormai si sa, sempre contenuta e minimalista, per andarmene a svernare per qualche giorno, in un posto nel quale erano veramente aaaaaanni che volevo andare. La stagione è quella giusta ed io ho bisogno di un po di colore, tanto, qualche grado in più, di gente sorridente e spensierata, di tè alla menta e di cibo speziato ma non troppo, di suoni ed odori nuovi, di tramonti infuocati e magari un po di sabbia. Dove vado? Beh, il video qui sotto vi darà un aiutino. Se avete qualche suggerimento già che ci siamo, in merito a luoghi da visitare o ristoranti dove mangiare, fate pure. Avrò tutto il tempo di leggervi prima della partenza. Poi qualcuno mi saprà spiegare perché Ryanair mette dei voli alle 6 del mattino!? Mammina cara che trauma!!! Ma’a salama! مع السلامة
SOGNANDO: sognare caffè tostato indica gratitudine dimostrata; sognare caffè macinato indica intuizione errata; sognare di bere caffè indica spirito conciliante; sognare di comprare caffè indica audacia; sognare di vendere caffè indica resistenza alle fatiche.
PAROLANDO: La parola caffè deriva dallarabo qahwa che significa letteralmente "vino bianco e leggero". Questo termine venne poi esteso anche a tale bevanda per il suo potere stimolante e inebriante, ma non alla pianta dalla quale si produce. Unaltra possibile origine della parola qahwa risale da kaffa nome di una regione dellEtiopia nella quale la pianta del caffè cresce spontaneamente. Il caffè non ottenne un successo immediato in Italia tantè che nel 1645, anno in cui apparvero le prime botteghe nel quale veniva servito, il medico e letterato Francesco Redi così scriveva: "Beverei prima il veleno che un bicchiere che fosse pieno dellamaro e reo caffè". De gustibus...
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English please
Coffee cake with coffee cream
Ingredienti per il pan di spagna * 250gr di farina * 200gr di zucchero * 4 uova * 1 pizzico di sale * 1 bustina di lievito * 2 tazzine di caffè * latte e marsala a piacere Ingredienti per la crema al caffè * 50gr di farina * 4 tuorli * 100gr di zucchero * 2 tazzine di caffè * 1 bicchiere di lattePer il pan di spagna, montate le uova con lo zucchero, poi incorporate il sale, la farina, ed il lievito. Imburrate una teglia rotonda a cerniera di 20/24cm, versate il composto ed infornate a 190 C per circa 30 minuti. Per la crema al caffè, montate le uova con lo zucchero, aggiungete sempre mescolando il latte, il caffè e la farina. Versate in un pentolino e sempre mescolando a fiamma bassa, cuocete fino a quando non avrete raggiunto la consistenza desiderata, ricordandovi che la crema quando si raffredda diventa di conseguenza più densa. Sfornate il pan di spagna, tagliatene due dischi, bagnate i dischi con un po di latte e marsala o altro liquore a piacere, riempite con la crema precedentemente raffreddata e ricomponete i due strati. Decorate con zucchero a velo a piacere.
Ingredients for the sponge cake* 250gr flour * 200gr sugar * 4 eggs * 1 pinch salt * 1 baking powder sachet (or 1 Tbsp) * 2 cups of coffee * milk and liqueur to brush the spongeIngredients for the coffee cream filling* 50gr flour * 4 egg yolks * 100gr sugar * 2 cups of coffee * 1 glass of milk For the coffee sponge, whisk eggs and sugar, then add salt, flour and baking powder. Lightly butter a 20/24cm round springform tin pan, pour the mixture and bake at 190 C for about 30 minutes. Prepare the coffee cream. Whisk eggs and sugar, add coffee, milk and flour. Pour in a small sauce pan and keep whisking until it reaches a thick consistency, bearing in mind that when it cools, the cream thickens even more so be careful not to overcook it. Remove the sponge cake from the oven, slice it in 2 or 3, brush the layers with a mixture of milk and some liqueur, fill with the coffee cream previously cooled down completely and put the layers back together. Decorate with icing sugar.

Chiamateli panini dolci o krapfen al forno, oppure bomboloni o buns. Sono fantastici appena sfornati, il giorno dopo meglio se riscaldati, ottimi per colazione o a merenda, ripieni di marmellata o di cioccolato o ancora di frutta secca o fresca. Semplicissimi da realizzare ed anche molto divertente guardare queste palline gonfiarsi fino ad incorporare tutto il ripieno. Il mio ripieno é composto di marmellata di arance fatta dalla mia mamma.
Ingredienti per circa 18 buns * 500gr di farina * 200ml di latte * 100gr di zucchero * 50gr di burro * 1 uovo * 1 pizzico di sale * 1 bustina di lievito secco * marmellata a piacere per il ripieno * zucchero a velo a piacereSbattete luovo con lo zucchero. Riscaldate il latte e scioglietevi dentro il burro. Setacciate la farina in una terrina capiente, aggiungete il lievito, il sale e mescolate. Versate luovo nella farina e mescolate con una forchetta, poi iniziate a versare il latte ed incorporate tutta la farina. Versate tutto su una spianatoia e lavorate per qualche minuto fino ad ottenere una pasta omogenea e senza grumi. Mettete la pasta in una terrina, coprite con un panno inumidito e fate lievitare in un posto caldo per 2 ore. Riprendete la pasta, dividetela in 18 pezzi, formate delle palline con le mani, appiattitele, versate la marmellata nel centro, richiudete i bordi ben bene e riappiattite la base facendola circolare sulla spianatoia. Disponeteli su una teglia da forno, fate lievitare per 30 minuti, spennellate con un po di latte ed infornate a 190 C per circa 20 minuti. Spolverate con zucchero a velo a piacere.
Ingredients for about 18 buns * 500gr white flour * 200ml milk * 100gr sugar * 50gr butter * 1 egg * 1 pinch of salt * 1 sachet of dry yeast * jam for the filling * icing sugar to decorateWisk the egg with the sugar until pale. Heat the milk without bringing it to a boil, melt the butter in it. Sift the flour in a bowl, add the yeast and salt and mix well. Pour the egg mixture, mix with a fork. Then start pouring the milk and butter mixing with a fork until all milk is incorporated. Pour everything on a working plane and knead the dough until smooth. Put it back into a bowl, cover with a dump cloth and let it rise for 2 hours. Divide the dough into 18 pieces, form a small ball, flatten with your hands, fill with your favourite jam and close the ball by pinching well each side. Roll back until the ball is formed again. Put the balls into a oven tray, let them rise for 30 minutes. Brush with some milk and bake at 190 C for about 20 minutes. Dust with icing sugar.

Mia mamma non solo mi da spunti per nuove ricette in questi giorni, ma mi manda persino gli ingredienti per realizzarle. Ma perché, il baccalà, in Inghilterra non si trova? Essì che si trova ma "quello che vendono qui é più buono!", senza sapere che alla fine quello che vendono lì viene comunque dal polo nord. Fatto sta che lei dice di provare ed io, appena trovo due minuti di tempo e sono ispirata, ci provo.
Il risotto di per sé é semplice e delicato, laggiunta del baccalà a metà cottura insaporisce il riso che si completa con il tocco finale dello zafferano. Se volete fare un soffritto più ricco con carota e sedano, fate pure. Per dargli un quel non so che in più, anche dal punto di vista estetico, ho fritto dei pezzetti di baccalà, impanati semplicemente con farina e serviti insieme al risotto. Et voilà. Ottimo. Provate per credere.
A proposito di estetica e di immagine, vi propongo un libro che illustra la storia culinaria di Inghilterra, Francia, Spagna, Italia e Stati Uniti, dalle origini di ogni Paese fino ad arrivare ai giorni nostri: A Visual History of Cookery. Dalle immagini storiche ai quadri, dalle fotografie contemporanee ai manifesti pubblicitari del tempo, 352 pagine di immagini che fanno viaggiare da un posto allaltro, regalando piccole curiosità e aneddoti. Nonostante questo non sia un libro di ricette, se ne trovano una qua e una là, si parla inoltre di chef famosi come Jamie Oliver o Gordon Ramsey piuttosto che di Giorgio Locatelli o di Gualtiero Marchesi, e di come questi si siano ispirati alla cucina di un tempo, riadattando certi piatti al passo con i nostri giorni. Un libro da tenere sul comodino o in salotto, da mangiare con gli occhi, ottimo spunto per conversazioni culinarie sullorigine storica di ricette e curiosità. Dal Tiramisù, alla Tarte Tatin, dalle Crepes agli Hot Dog, cé né per tutti. Per chi volesse acquistarlo, il libro é in offerta speciale con il 40% di sconto. Per ottenerlo, scrivete a Jessica allindirizzo email jess(at)blackdogonline.com ed inserite nel soggetto "Fiordizucca Offer". 352 pagine, 512 illustrazioni a colori e in bianco e nero, ISBN: 978 1 906155 50 6, UK: £29.95
Ingredienti per due * riso per risotti * un pezzo di baccalà dissalato * 1 cipolla piccola * burro * vino bianco secco * un pizzico di zafferano a piacere * baccalà da friggere, facoltativoMettete il baccalà a bagno per il tempo necessario affinché perda tutto il sale. Scolatelo e sciacquatelo nuovamente. Fate bollire un po di acqua in un pentolino e sobbollite il baccalà per 3 minuti. Togliete il baccalà dal pentolino, rimuovete la pelle dal baccalà, conservate lacqua di cottura. Sciogliete una noce di burro in una padella, soffriggete una piccola cipolla tagliata a pezzetti. Versate il riso e fatelo tostare per qualche istante. Sfumate con un po di vino bianco secco e versate un po di acqua di cottura del baccalà fino a metà della cottura del riso. Aggiungete il baccalà spezzettato ed ultimate la cottura utilizzando sempre lacqua del baccalà. Mantecate con una noce di burro aggiungendo qualche filo di zafferano a piacere. A parte impanate dei pezzi piccoli di baccalà con un po di farina e friggeteli per 2 minuti per lato in abbondante olio di semi.
Ingredients for 2* rice for risotto * 1 piece of soaked salt cod * 1 pinch of saffron threads * 1 small onion * butter * half glass of dry white wine * soaked salt cod to deep fry, if you likeSoak the salt cod in cold water for 3 days until it loses most of its salt. Drain it and wash it again. Bring some water to a boil in a small pan and boil the salt cod for 3 minutes. Remove it from the water, discard the skin and save the water to cook the rice. Melt a knob or two of butter in a pan, add the chopped onion and fry gently. Add the rice and toast it for a few seconds. Pour the wine and let it evaporate then start adding the water previously saved and keep stirring. After about 10 minutes add the chopped salt cod and keep cooking. When the rice is cooked through, remove the pan from the heat, melt a knob or two of butter inside and some saffron threads. If you like, serve it with some deep fried salt cod, simply battered in flour. Deep fry for 2 minutes each side and serve it along with the rice.

Intanto buongiorno, buonasera e buon anno!! (che leducazione è importante). Ne sono passati di giorni dallultima volta che sono passata di qua. Purtroppo, senza volere portare la giustificazione della mamma, tra una cosa, laltra ed unaltra ancora... Insomma si sa come vanno queste cose. Il mal di stomaco di certo non ha aiutato, la voglia di stare in cucina, né quella di mangiare. Le feste poi, chi le sopporta è bravo! Allora ricominciamo da qui: da una ciabatta! Gli ingredienti sono tutti made in Puglia, tranne i pomodorini che ho fatto seccare in forno a 90 gradi per 6 ore. Quelli avanzati gli ho messi in un barattolo di vetro e ricoperti di olio, per poi consumarli semplicemente con una pasta, in bianco. Ecco. Ben ritrovati.
Ingredienti per la pasta * 350gr di farina bianca * 1 bustina di lievito secco * 2 cucchiaini di sale * 2 cucchiaini di zucchero * acqua quanto basta Ingredienti per il ripieno * una manciata di pomodorini secchi sottolio * peperoncino piccante in polvere * provolone dolce spezzettato * capperi * peperoni sottolio * acciughine piccanti sottolioMescolate tutti gli ingredienti per la pasta e lavorate fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Mettete la pasta in una scodella, coprite con un panno umido e fate lievitare per 2 ore. Stendete quindi la pasta, riempite con ripieno a piacere ed arrotolate su se stessa. Mettete il rotolo su una teglia da forno e fate lievitare per unaltra ora. Infornate a 220 C per circa 30 minuti.
Ingredients for the dough* 350gr white flour * 1 sachet of instant dry yeast * 2 tsp salt * 2 tsp sugar * waterIngredients for the filling* semi dried cherry tomatoes * dried hot chilly * provolone cheese * capers * peppers in oil * anchiovies in oilMix all ingredients to form a soft and smooth dough. Put in a bowl, cover with a damp cloth and leave to rise for 2 hours. tutti gli ingredienti per la pasta e lavorate fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Work the dough to a rectangular shape, fill with desired filling and roll the dough like a swiss roll. Put on a baking tray and leave to rise for another hour. Bake at 220 C for about 30 minutes or until golden on top.
... o anche detta "torta che non mangerò mai". Se penso che questa è una ricetta che avevo in archivio in lista dattesa dal 2006, mi vengono i capelli dritti! Ho atteso così tanto per prepararla (e mangiarla) e invece purtroppo ho solo potuto assaggiarne una piccola fetta, il resto ahimè, ho dovuto congelarla, sperando che quando la farò risorgere abbia lo stesso sapore e bontà di una torta appena sfornata! E va beh, piccoli problemi di stomaco mi costringono a stare lontana dalla cucina per un po. Come si dice, sto poco bene, ma in risalita, come sempre. Ecco, se state meglio di me e se le barbabietole abbinate al cioccolato non vi fanno senso, provate a prepararla voi e a dirmi che ve ne pare!
Ingredienti* 8 bianchi duovo * 200gr di zucchero * 25gr di cacao amaro in polvere * 60gr di cioccolato fondente * 200gr di barbabietole crude * 60gr di prugne secche * 50gr di pane grattugiato Sbattete i bianchi duovo a neve con un pizzico di sale. Aggiungete lo zucchero gradualmente continuando a sbattere. Incorporate le barbabietole grattugiate, la cioccolata spezzettata finemente, le prugne tagliate grossolanamente e il pane grattugiato. Versate il composto in una teglia a cerniera ed infornate a 120 C per 1 ora e mezza. Fate raffreddare la torta nel forno con lo sportello aperto. Servite decorando con zucchero a velo a piacere.

Ingredients* 8 egg whites * 220gr sugar * 25gr cocoa powder * 60gr chopped dark chocolate * 200gr grated beetroot * 60gr prunes * 50gr breadcrumbsIn a bowl beat the egg whites with a pinch of salt, until soft peaks form. Add the sugar and keep beating until dissolved. Fold in the cocoa, chopped chocolate, grated beetroot, pruned and breadcrumbs. Spoon the mixture into a oven pan and bake at 120 C for 1 hour and 30 minutes. Cool in the oven with the door slightly opened. Decorate with icing sugar and serve.
Oddio da dove inizio? Sparisco per una settimana e torno con dei panini a lievitazione naturale. Comè sta cosa? Tutto nasce qualche settimana fa, in Puglia. Durante questo viaggietto riesco a portare a casa un pezzo di lievito madre, che mia madre, appunto, aveva in frigo. Lievito che a sua volta era stato trasportato a casa da mia sorella, che a sua volta lo ha confezionato con le sue manine sante, circa 7 mesi fa. Un lievito quindi relativamente ggggiovane! Di lievitazione naturale io non ne so praticamente niente. Mi sono lasciata contagiare dai risultati ma ho impiegato circa 3 settimane per capire come rinfrescarlo, altre 2 per capire come si usa, 4 giorni per capire le dosi (mammamia i numeri ed io siamo proprio su un altro pianeta!) e circa 2 kg di farina fino ad ora andati in malora, per gli esperimenti poco desiderati. Questo è lesperimento che fino ad oggi è riuscito più decentemente e si è meritato il primo post sul nuovo capitolo sulla lievitazione naturale. Il risultato non mi soddisfa al cento per cento, anche se limbottitura straordinaria con salame e provolone, resusciterebbe qualsiasi cosa. La mia maestra mi saprà dire esattamente se i paninozzi hanno un aspetto decente e se sono conformi o somigliano vagamente a quelli di una lievitazione naturale. Essendo ignorante in materia, appunto, accetto ben volentieri suggerimenti per poter migliorare la tecnica e le ricette. Quando avrò più tempo ed
avrò ottenuto risultati più entusiasmanti, proverò a postare foto e passaggi del lievito e dei rinfreschi. Per questi panini ho usato una farina chiamata da queste parti "Strong White", perchè la farina Americana, o manitoba, non ho ancora capito come si chiama qui, nonostante abbia cercato in lungo ed in largo. Se qualcuno potesse illuminarmi in merito, gliene sarò grata.
A proposito dunque di lievito naturale, di pasta madre e di pazienza, vi segnalo il contest più complicato e intraprendente dellanno.
Metamorfosi Naturale: si tratta di realizzare la ricetta di un panettone, o di un pandoro, rielaborando le ricette tradizionali per rendenderle accessibili ad almeno una categoria di intolleranti a certi ingredienti.
Per saperne di più cliccate direttamente qui per leggere tutte le istruzioni. In premio ricchi premi e cotillon!
avrò ottenuto risultati più entusiasmanti, proverò a postare foto e passaggi del lievito e dei rinfreschi. Per questi panini ho usato una farina chiamata da queste parti "Strong White", perchè la farina Americana, o manitoba, non ho ancora capito come si chiama qui, nonostante abbia cercato in lungo ed in largo. Se qualcuno potesse illuminarmi in merito, gliene sarò grata.
A proposito dunque di lievito naturale, di pasta madre e di pazienza, vi segnalo il contest più complicato e intraprendente dellanno.
Metamorfosi Naturale: si tratta di realizzare la ricetta di un panettone, o di un pandoro, rielaborando le ricette tradizionali per rendenderle accessibili ad almeno una categoria di intolleranti a certi ingredienti.
Per saperne di più cliccate direttamente qui per leggere tutte le istruzioni. In premio ricchi premi e cotillon!
Ingredienti * 200gr di lievito madre rinfrescato la sera prima * 400gr di farina "0" * 200ml di acqua tiepida * 1 cucchiaino di saleSciogliete la pasta madre con un po di acqua tipieda. Aggiungete la farina e cominciate ad impastare continuando ad aggiungere tutta lacqua necessaria. Alla fine aggiungete il sale ed impastate fino a quando non avrete ottenuto una palla liscia ed elastica. Mettetla in una scodella capiente, coprite con un panno pulito ed una copertina. Lasciate lievitare per 3 ore. Riprendete la pasta, lavoratela nuovamente e formate i panini. Metteteli su una teglia da forno, coprite con un panno pulito e mettete a lievitare in un luogo lontano dalle correnti per altre 2 ore. Riscaldate il forno a 200 C ed infornate per 20 minuti, poi riducete la temperatura a 180 C e cuocete per altri 10 minuti. Fate raffreddare coprendo i panini con un panno in modo che lumidità resti allinterno del pane e fuori resti croccante.
Ingredients* 200gr natural yeast (sourdough starter) * 400gr strong white flour * 200ml warm water * 1 tsp saltMelt the natural yeast with a bit of water with a spoon. Add flour and start kneading finishing off all the water. Add the salt and knead until a soft and elastic dough is formed. Put the dough into a bowl, cover with a clean cloth and leave to raise for 3 hours. Shape the dough as desireded then leave to raise on a baking try for another 2 hours. Bake at 200 C for 20 minutes, then lower the temperature to 180 C and leave to cook for another 10 minutes. Remove from the oven, cover with a clean cloth and let cool completely before eating, so that the humidiy remains inside the bread but it is still crunchy on the outside.
Qualche anno fa, sempre durante una gita pugliese, la zia Cenzina aveva preparato una crostata di ricotta al cioccolato. Ottima, buonissima, croccante. Questa volta la torta di ricotta lha preparata la mamma. Gli ingredienti sono simili, le quantità abbondanti in entrambe i casi, la consistenza diversa ma la bontà identica. Una croccante, laltra, questa, più morbidosa, proprio perché contiene il lievito nellimpasto, per quello mia madre la chiama torta e non crostata. Quando ho scoperto la quantità di uova utilizzate, mi sono messa le mani nei capelli. Ma ormai il danno era fatto! Chi mi conosce lo sa, non è nel mio stile utilizzare tante uova o tanto zucchero nei dolci, ma devo dire che poi la differenza si nota. Basta mangiarne una fetta, invece che tre, come ho fatto io, anche se dopo tutti quei calzoncelli, le calorie chi le conta più!
Ingredienti per limpasto* 350gr di farina * 250gr di zucchero * 75gr di burro * 1 uovo intero * 1 bustina di lievito * 1 tuorlo duovo per spennellareIngredienti per il ripieno* 1kg di ricotta * 6 tuorli duova * scorza di 1 limone * 3 cucchiai di liquore di al limone o altro a piacere * 50gr di zucchero * 2 cucchiai di gocce di cioccolato a piacerePreparate limpasto mescolando tutti gli ingredienti. Formate una palla compatta, avvolgetela in pellicola trasparente e mettete a riposare in frigo per 15 minuti. Mescolate tutti gli ingredienti per il ripieno. Stendete la sfoglia in una teglia capiente abbastanza larga, riempite con il ripieno. Formate delle striscioline e decorate la superficie della torta. Spennellate con il rosso duovo ed infine cospargete di gocce di cioccolato a piacere. Infornate a 180 C per 20 minuti o fino a quando la torta non si sarà dorata in superficie.
Ingredients for the dough* 350gr white flour * 250gr sugar * 75gr butter * 1 egg * 1 Tbs baking powder * 1 egg yolk to brushIngredients for the filling* 1kg ricotta cheese * 6 egg yolks * rinds of 1 lemon * 3 Tbsp lemon liqueur or other * 50gr sugar * 2 Tbsp chocolate dropsPrepare the dough by mixing all ingredients together. Wrap in cling film and put in the fridge for 15 minutes. Mix all ingredients for the filling. Line the dough into a tart pan and fill with the ricotta mixture. Decorate with dough stripes, brush with an egg yolk and sprinkle with chocolate drops. Bake at 180 for about 20 minutes or until golden on top.
Ecco unaltra ricetta preparata, sperimentata e decisamente divorata, durante il soggiorno pugliese. I calzoncelli dolci ai ceci con tantissimi altri ingredienti, uno più genuino e buono dellaltro. Dal vino cotto di fichi alle mandorle, per non parlare del cioccolato e del caffè. Tutti ingredienti che messi insieme formano un mix sicuramente calorico ma dal sapore deciso.
Non fatevi scoraggiare dalla presenza dei ceci, sono una parte fondamentale di questa ricetta ma non ne sentirete il gusto. Si preparano in Puglia durante il periodo di Natale, ma sono sicura che altre ricette simili si possono trovare nella vicina Basilicata, piuttosto che in Molise on in Abruzzo.
Nonostante il ripieno sostanzioso e la frittura, questi calzoncelli restano comunque digeribili e leggeri, a meno che non ne mangiate come le ciliegie!
Ingredienti per la sfoglia per circa 50 calzoncelli * 500gr di farina bianca * 1 uovo intero * 3 cucchiai di zucchero * 3 cucchiai olio doliva * vino bianco secco quanto basta Ingredienti per il ripieno * 500gr di ceci lessi frullati * 250gr di marmellata di ciliegie * 100gr di cioccolato fondente * 3 cucchiai di liquore al mandarino o rum * la scorza grattugiata di 2 arance * 1/2 cucchiaino di cannella in polvere * 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere * 2 cucchiai di miele * 500ml di vino cotto di fichi * 500gr di mandorle grattugiate * 300gr di zucchero * 2 bustine di vanillina * 18 tazzine di caffè * 75gr di cacao amaroPreparare il ripieno mescolando tutti gli ingredienti. Versateli in una padella capiente e cuocete, sempre mescolando, fino a quando tutto il composto non si è compattato. Fate raffreddare completamente. Preparate la sfoglia mescolando la farina con luovo intero, lo zucchero, lolio ed impastate utilizzando vino bianco secco fino a che non avrete ottenuto una pasta compatta ed omogenea. Stendete la sfoglia con la macchina per la pasta, posizionandola al numero 4. Riempite la sfoglia con un po di ripieno, ripiegatela su se stessa e ritagliate a forma di mezzaluna utilizzando un taglia biscotti o un taglia pasta rigato. Friggete i calzoncelli in olio di semi per qualche istante da entrambe i lati fino a quando non saranno dorati. Scolateli su un piatto con un tovagliolo di carta. Fateli raffreddare completamente prima di spolverizzare con zucchero a velo. Conservate in scatole di alluminio.
Ingredients for the dough, for about 50 calzoncelli* 500gr white flour * 1 egg * 3 Tbsp sugar * 3 Tbsp olive oil * white dry wineIngredients for the filling* 500gr chickpea puree * 250gr cherry jam * 100gr dark chocolate * 3 Tbsp mandarin liqueur or rum * 2 grated orange zest * half tsp cinnamon powder * half tsp cloves powder * 2 Tbsp honey * 500ml vino cotto * 500gr grated almonds * 300gr sugar * 1tsp vanilla extract * 18 coffee cups * 75gr unsweetened cocoa powderPrepare the filling by mixing all the ingredients. Put the in a big saucepan and cook, always mixing, until all the ingredients come together in a compact mixture. Let cool down completely. Prepare the dough by mixing the flour, egg, sugar and olive oil together. Add enough dry white wine until a smooth dough is formed. Cut the dough into small pieces and begin running them through the number 4 setting of your pasta machine. Fill the layers of pasta with a bit of filling, close down and cut with a biscuit or pasta cutter. Fry the calzoncelli in a pan with frying oil, both sides until golden. Dry them well on a plate with some kitchen paper. Sprinkle with icing sugar before serving and store in aluminium boxes.









































